Il giorno più bello 

Riflettiamo su queste belle parole di Madre Teresa di Calcutta

Il giorno più bello? Oggi

L’ostacolo più grande? La paura

La cosa più facile? Sbagliarsi

L’errore più grande Rinunciare

La radice di tutti i mali? L’egoismo

La distrazione migliore? Il lavoro

La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento

I migliori professionisti? I bambini

Il primo bisogno? Comunicare

La felicità più grande? Essere utili agli altri

Il mistero più grande? La morte

Il difetto peggiore? Il malumore

La persona più pericolosa? Quella che mente

Il sentimento più brutto? Il rancore

Il regalo più bello? Il perdono

Quello indispensabile? La famiglia

La rotta migliore? La via giusta

La sensazione più piacevole? La pace interiore

L’accoglienza migliore? Il sorriso

La miglior medicina? L’ottimismo

La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto

La forza più grande? La fede

La cosa più bella del mondo? L’amore.

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Figlia Unica

Io sono figlia unica.
Tra i luoghi comuni più correnti, quello principe è quello che sempre il figlio unico è “viziato”, è sprezzante nei confronti del prossimo, è abile a condizionare gli umori dei suoi familiari soprattutto adulti, non ama avere amicizie troppo intime, odia fare brutte figure che ne scalfiscano l’amor proprio, è possessivo e manipolatore, è incapace di superare le difficoltà della vita, e via dicendo.
Proverò a farmi un esame di coscienza ed analizzare quali di queste caratteristiche mi appartengono e quali no.
Sono viziata? Se vuol dire che ho avuto molto, in senso materiale, non lo posso negare. Da piccola non mi sono mai mancati cibo, che non amavo particolarmente, vestiti comprati nei migliori negozi,  giocattoli, ma nulla di superfluo e mai con eccessiva facilità.  Nell’adolescenza avrei potuto avere in tasca i soldi necessari per uscire, ma non li ho mai voluti e poi uscire dalla gabbia dorata che era la mia casa non era semplice. Mi sono potuta permettere di fare l’università pensando solo a studiare ed ho avuto degli appoggi quando ho iniziato a lavorare. Ma tra avere queste cose e non comprenderne il valore, ce ne passa. E ce ne passa tra avere dei privilegi e non saperli riconoscere. Ho sempre ritenuto di dover approfittare delle possibilità che avevo e ne ho tratto dei risultati: avere delle opportunità non è una colpa, la colpa è mandarle sprecate, e mi sembra di non averlo fatto.

Forse, in quanto figlia unica, sono stata “viziata” di attenzioni e questo può anche non tradursi in un vantaggio: avere una mamma ed un papà sempre presenti solo per me, ha significato avere il loro fiato sempre sul collo, cosa piacevole, ma anche stressante. Per loro il non farmi venire su viziata è stata un’autentica missione, e questo mi ha fatto patire non poco per ogni consenso ed ogni soddisfazione, trattando come dovuti i miei risultati e non dando nulla per scontato o dovuto.
Timida sicuro da sembrare altezzosa, ma non ho mai guardato nessuno con superiorità o disprezzo, anzi, ho grande, spesso esagerato rispetto per tutti.

Mi piace relazionarmi con ogni tipo di persona: del resto ho un lavoro per il quale devo trattare con persone di ogni genere e mi è spesso riconosciuto il pregio di mettere ciascuno a proprio agio.

Amo anche stare sola con me stessa, stare in famiglia, privilegiare i miei veri affetti, quelli familiari.

Non sono mai stata una bambina capricciosa. Forse perchè non mi serviva troppo far capricci. Certo, come ogni figlio, il modo per scardinare qualche resistenza dei miei genitori l’ho dovuto trovare. Semmai il problema è stato quello di trovarlo tutto da sola. In questo l’età critica è quella dell’adolescenza: sicuramente si sente la mancanza di un alleato, quando si contrappongono le resistenze familiari al desiderio di affermazione e di indipendenza. Trovarsi però a dover risolvere questo problema di relazione con i genitori, che tutti attraversano in quell’età, non mi ha mai procurato un senso di solitudine.

La solitudine mi ha reso autosufficiente. Nulla, o quasi, mi spaventa. Se non ho mai fatto una cosa mi cimento e cerco di farla al meglio anche se qualche volta non raggiungo gli obiettivi voluti. 
Sono contraddittoria perché da un lato non amo le amicizie troppo strette, mi sembra di mettere a nudo qualcosa di me, di veramente intimo e non sono abituata. E di contro ho desiderio e bisogno di amicizie.

Il figlio unico ha il privilegio di scegliersi le sue amicizie e di eleggerne alcune a rapporti fraterni: in un certo senso può scegliersi i fratelli e le sorelle! Ma la cerchia è ristretta, riservata a pochi privilegiati.
Il vero limite del figlio unico, e questo è maledettamente vero, è  proprio quello che esiste una forma di affetto, di conflitto e di rapporto che non potrà mai sperimentare. E di questo posso dire di avere sofferto in diverse età della mia vita. Ma proprio per questo mi sono rifugiata nella famiglia,  mio padre e mia madre erano rocce sicure, esempi di vita e di moralità  da imitare.  Stimolo alla mia crescita. Essere figlio unico vuol dire non recidere mai il cordone ombelicale, sapere che c’è un porto sicuro dove approdare nelle tempeste.

Sicuramente avevo bisogno  di un piccolo nucleo di amici intimi, tali da surrogare in qualche modo fratelli e sorelle. Nella mia infanzia i fratelli e le sorelle sono stati i miei cugini, ma ti accorgi nel tempo, quando cresci, che comunque non sono fratelli.

Questo poteva rendermi più fragile ed esposta, ma nel mio caso posso dire di aver avuto fortuna, di essermi fortificata.
Sul tema del sopportare poco le brutte figure o tutto quello che faccia traballare l’amor proprio… mea culpa! Sono permalosa. Ma siamo sicuri che dipenda dal fatto che sono figlia unica? Potrei essere permalosa di carattere.
Sulla possessività per le cose e per le persone, non posso difendermi. La mia gelosia però è sporadica e rara, ragionata e razionale: deve essere proprio ben risvegliata per affacciarsi.
Manipolatrice? No di sicuro! Mi manca la vocazione alla sopraffazione, rispetto troppo gli altri, retaggio del carattere di papà e di una troppo inculcata educazione e rispetto verso il prossimo e la non violenza. Sopporto talmente ogni situazione in cui le cose non vanno come le avevo previste o volute che mi tocca quasi la vocazione al martirio e la palma della sopportazione. Resilienza è la parola chiave. L’importante è non fare vedere il dolore, ricacciare indietro le lacrime, non dare troppo nell’occhio!

Questo fa sembrare a chi mi guarda con superficialità che sono impenetrabile, a volte fredda, altezzosa, questo forse collima con il clichè della persona viziata!

In conclusione, nelle varie difficoltà, me la sono sempre cavata da sola proprio perchè figlia unica ho dovuto sempre trovare dentro di me le risorse.

Ma la solitudine non l’ho mai affrontata con sofferenza.
Un figlio unico può crescere bene come chiunque altro, solido ed indipendente.

La mancanza di fratelli e sorelle è sicuramente una carenza, ma non un’incompletezza della persona.

Volente o nolente, il fatto di essere figlia unica,  ho dovuto farla diventare una risorsa. Non mi è mai piaciuto piangermi addosso o chiedere aiuto. Muoio, ma faccio da me.

…..E poi quando si nasce si nasce soli e quando si muore si muore soli

P.S. chissà perché gelosa come sono dei miei sentimenti, delle mie debolezze, delle mie passioni, ho trovato il coraggio e la voglia di parlare di me. Sarà che sono in quella fase che volge al tramonto della mia vita, in cui si sente la necessità di fare qualche bilancio ad alta voce

25.08.2017

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 “Sant’Agostino, Discorso sull’amore”   L’Amore è tutto 

L’amore è tutto (S. Agostino)

Se tacete, tacete per amore.

Se parlate, parlate per amore.

Se correggete, correggete per amore.

Se perdonate, perdonate per amore.

Sia sempre in voi la radice dell’amore,

perché solo da questa radice può scaturire l’amore.

 Amate, e fate ciò che volete.

 L’amore nelle avversità sopporta,

 nelle prosperità si modera,

 nelle sofferenze è forte,

 nelle opere buone è ilare,

 nelle tentazioni è sicuro,

 nell’ospitalità generoso,

 tra i veri fratelli lieto,

 tra i falsi paziente.

 E’ l’anima dei libri sacri,

 è virtù della profezia,

 è salvezza dei misteri,

 è forza della scienza,

 è frutto della fede,

 è ricchezza dei poveri,

 è vita di chi muore.

 L’amore è tutto.

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Guarda “Gesu’ e il centurione pagano.avi” su YouTube

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Guarda “Il monologo di Heather Parisi – “La mia faccia” – NemicAmatissima” su YouTube

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Guarda “”Non Lamentarti” Pablo Neruda” su YouTube

Non lamentarti,

Non incolpare nessuno,

non lamentarti mai di nessuno, di niente,

perché in fondo

Tu hai fatto quello che volevi nella vita.

Accetta la difficoltà di costruire te stesso

ed il valore di cominciare a correggerti.

Il trionfo del vero uomo

proviene delle ceneri del suo errore.

Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,

affrontala con valore e accettala.

In un modo o in un altro

è il risultato delle tue azioni e la prova

che Tu sempre devi vincere.

Non amareggiarti del tuo fallimento

né attribuirlo agli altri.

Accettati adesso

o continuerai a giustificarti come un bimbo.

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare

e che nessuno è così terribile per cedere.

Non dimenticare

che la causa del tuo presente è il tuo passato,

come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.

Apprendi dagli audaci,

dai forti

da chi non accetta compromessi,

da chi vivrà malgrado tutto

pensa meno ai tuoi problemi

e più al tuo lavoro.

I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.

Impara a nascere dal dolore

e ad essere più grande, che è

il più grande degli ostacoli.

Guarda te stesso allo specchio

e sarai libero e forte

e finirai di essere una marionetta delle circostanze,

perché tu stesso sei il tuo destino.

Alzati e guarda il sole nelle mattine

e respira la luce dell’alba.

Tu sei la parte della forza della tua vita.

Adesso svegliati, combatti, cammina,

deciditi e trionferai nella vita;

Non pensare mai al destino,

perché il destino

è il pretesto dei falliti.

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Saudade

Il Tempo è un animale strano. Somiglia a un gatto, fa come gli pare. Ti guarda sornione e indifferente, scappa via quando lo implori di fermarsi e rimane immobile se pure lo preghi, per favore, di andare. A volte ti azzanna mentre fa le fusa, oppure ti raspa con la sua lingua ruvida. Ti graffia mentre ti sta baciando.

Il tempo, piano piano, mi solleverà dalla fatica estenuante di avere dei figli piccoli. Dalle notti senza sonno e dai giorni senza requie. Dalle mani grassocce che ininterrottamente si aggrappano, mi scalano, mi tirano, mi frugano senza ritegno e senza remore. Dal peso che riempie le mie braccia e piega la mia schiena. Dalle voci che mi chiamano e non ammettono ritardi, attese, esitazioni. Mi restituirà l’ozio vacuo della domenica mattina, le telefonate senza interruzioni, il privilegio e la paura della solitudine. Alleggerirà, forse, il fardello della responsabilità che certe volte mi opprime il diaframma.

Ma il tempo, inesorabilmente, raffredderà di nuovo il mio letto, adesso caldo di corpi piccoli e respiri veloci. Svuoterà gli occhi dei miei figli, che ora traboccano di un amore poderoso e incontenibile. Toglierà dalle loro labbra il mio nome urlato, cantato, sillabato e pianto cento, mille volte al giorno. Cancellerà – un po’ alla volta oppure all’improvviso – la familiarità della loro pelle con la mia, la confidenza assoluta che ci rende praticamente un corpo solo. Con lo stesso odore, abituati a mescolare i nostri umori, lo spazio, l’aria da respirare. Subentreranno, a separarci per sempre, il pudore, il giudizio, la vergogna. La consapevolezza adulta delle nostre differenze.

Come un fiume che scava l’arenaria, il tempo minerà la fiducia che mi rende ai loro occhi onnipotente. Capace di fermare il vento e calmare il mare. Riparare l’irreparabile, guarire l’insanabile, resuscitare dalla morte.

Smetteranno di chiedermi aiuto, perché avranno smesso di credere che io possa in ogni caso salvarli. Smetteranno di imitarmi, perché non vorranno diventare troppo simili a me. Smetteranno di preferire la mia compagnia a quella di chiunque altro, e guai se questo non dovesse accadere.

Sbiadiranno le passioni – la rabbia e la gelosia, l’amore e la paura. Si spegneranno gli echi delle risate e delle canzoni, le ninne nanne e i C’era una volta termineranno di risuonare nel buio.

Con il tempo, i miei figli scopriranno che ho molti difetti, e, se sarò fortunata, ne perdoneranno qualcuno.

Saggio e cinico, il tempo porterà con sé l’oblio. Dimenticheranno, anche se io non dimenticherò.
Il solletico e gli inseguimenti (“Mamma, ti prendo io!”), i baci sulle palpebre e il pianto che immediato ammutolisce con un abbraccio. I viaggi e i giochi, le passeggiate e le febbri alte. I balli, le torte, le carezze mentre si addormentano piano.

I miei figli dimenticheranno. Dimenticheranno che li ho allattati e cullati per ore, portati in fascia e tenuti per mano. Che li ho imboccati e consolati e sollevati dopo cento cadute. Dimenticheranno di aver dormito sul mio petto di giorno e di notte, che c’è stato un tempo in cui hanno avuto bisogno di me quanto dell’aria che respirano.

Dimenticheranno, perché è questo che fanno i figli, perché è questo che il tempo pretende.

E io, io, dovrò imparare a ricordare tutto anche per loro, con tenerezza e senza rimpianto. Gratuitamente. Purché il tempo, sornione e indifferente, sia gentile abbastanza con questa madre che non vuole dimenticare.

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