Cosa vuol dire essere cristiani …

Oggi durante la messa mi hanno molto colpito le parole della prima lettura del profeta Isaia: “Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te”
A questo si è aggiunta la lettura di alcuni post di commento al fatto di anticipare la messa di Natale del tenore: “E se vogliamo dire tutta la verità….Il Signore Gesù è nato una volta sola è morto ed è pure risorto dove siede alla destra del Padre . Xké ogni anno lo dobbiamo riportare piccolo e farlo nascere x poi farlo rimorire. Xke dobbiamo fare nascere e morire ogni anno????? “
Ho copiato integralmente…
Mi fa tristezza non quello che dice il ministro Boccia, ma quello che pensano, scrivono e dicono coloro che si professano cristiani che non sanno più cosa sia la fede, cosa costituiscono e rappresentano i sacramenti, le ricorrenze e le date di certi avvenimenti che scandiscono l’anno liturgico per ravvivare la fede, per farci ricordare e riflettere. Non dico che costoro sconoscono la teologia, ma hanno dimenticato le pur minime nozioni di religione apprese al catechismo.
Per questi soggetti essere cristiani, buddisti, mussulmani, atei è la stessa cosa.
Oggi la maggioranza delle persone si crea una religione di comodo, un Dio proprio che gli permetta di fare il bene che preferiscono e non gli dica nulla se praticano il male che desiderano.
Questa religione di oggi poi non deve essere apertamente professata, perchè fa vergognare, non permette di accettare atteggiamenti e pensieri oggi di moda e mette all’indice e al pubblico ludibrio chi la professa.
Cosa piace oggi?
Un Dio inventato.
Un Dio a convenienza.
Un Dio personale.
Un Dio che apprezzi l’uomo quando si impegna a fatica in sacrifici che però gli diano soddisfazione.
Un Dio che permetta di non impegnare affatto l’essere umano in quelle norme religiose e morali che sono un po’ fastidiose.
Alla fine l’uomo che fa?
Si crea un Dio egoistico, individuale.
Quest’uomo neo umanista identifica questo Dio in un timbro di una vaga religione che piace…per esempio: il Cristianesimo.
Si è ribaltata la creazione, non è più l’uomo ad immagine e somiglianza di Dio, ma si crea un Dio che ubbidisca alle leggi e ai capricci terreni, perchè tanto poi arriva la “divina misericordia”
L’uomo moderno diventa esso stesso Dio

Il Vocabolario riferisce:
CRISTIANO SIGNIFICA di Cristo; della sua dottrina e religione che è conforme all’insegnamento e alla legge di Cristo.
Essere Cristiani, significa forse dire di far parte di una delle tantissime religioni che credono in un unico Dio?
Essere Cristiani, significa forse seguire una tradizione religiosa che abbiamo imparato sin da piccoli?
Oppure significa rivolgersi con Amore al nostro caro Dio per apprezzare ciò che Lui ci esprime nell’unico libro ispirato che ci ha lasciato: la Sacra Bibbia?
Oppure significa rivolgersi con Amore al nostro caro Dio perchè, amando immensamente l’uomo, ci ha dato il dono di suo figlio, Gesù Cristo, per salvarci attraverso la sua nascita e la sua morte da vero uomo e vero Dio e che possiamo ricordare con la lettura dei Vangeli?
Oggi conosciamo Cristo esclusivamente come vaga idea e non facciamo nessuno sforzo per conoscerlo ed incontrarlo veramente.
Non si può essere cristiani e non essere figliuoli di Dio perché le due definizioni si equivalgono.
Tutti dovremmo fermarci un po’, scrollarci di dosso quella superficialità perenne che ci attanaglia e approfittare del Natale per riflettere e osservare la propria vita.
Ricordare quella nascita non è preparare il presepe, agghindare case e vetrine con luminarie.
Ricordare ogni anno quella nascita è fondamentale per fare scendere dal piedistallo quell’uomo che si è posto su un altare e pensa di essere lui un dio immortale ed onnipotente che può agire a proprio piacimento.
Ricordare ogni anno quella nascita è fondamentale anche partecipando insieme alla santa Messa.
L’evangelista Marco, nel vangelo di oggi, ci ammonisce:
“Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate.
Lc 21,12-19
Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

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Oggi, non domani …

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La donna…

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Mai più…. Andrà tutto bene … e siamo ripiombati nel terrore…

(✏️ Massimo Gramellini, “Com’eravamo”)

Eravamo usciti di casa ai primi di maggio, pieni di rimorso per i focolai negli ospedali e nelle case di riposo, in primis il Pio Albergo Trivulzio trasformato in una trappola per anziani.

E ci avevano garantito: mai più.

Quasi sei mesi dopo, nell’Albergo sempre meno pio si contano di nuovo decine di positivi, mentre il reparto cardiologia del Sacco di Milano dovrà essere disinfestato a causa di un ingorgo di contagi che coinvolge medici e infermieri.

Allora, ricorderete, ci spiegarono che ad averci sigillato tra le mura domestiche, con danni irreparabili per il portafogli e la psiche di molti, era stata la necessità di non ingolfare gli scarni reparti di terapia intensiva.

Ci avevano detto: mai più.

Adesso ci informano che il secondo lockdown potrebbe scattare proprio perché di terapie intensive, rispetto a quelle promesse, ne mancano almeno duemila.

In primavera si ragionava sulla riapertura autunnale delle scuole, raccomandando di potenziare i trasporti per non creare focolai a quattro ruote.

Ebbene, l’altro ieri la società che si occupa degli autobus romani ha pubblicato il bando per potenziare la sua flotta. Ma non potevano farlo a maggio, quel bando? No, non potevano. Altrimenti sarebbero stati svedesi.

E sorvolo sullo scandalo dei vaccini dell’influenza introvabili e delle code sovietiche per un tampone. Se ci richiuderemo in casa, non sarà solo perché il Covid è cattivo e noi indisciplinati, ma perché chi ci governa e amministra si è dimostrato incapace di farlo.

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Rammendare… non dimentichiamolo

Ieri stavo cucendo un bottone di una camicia.
Il mio pensiero è andato a mia madre, a mia nonna che guardavo curiosa quando provvedevano alle faccende di casa: cucinare, amministrare la casa, rammendare gli indumenti che indossavamo. E loro mi dicevano : “Vieni qua, che devi imparare a fare tutto. Altrimenti che farai quando non ci saremo più? Butterai le cose perché non saprai aggiustarle? Ricordatelo sempre. ” E mia mamma, pur lavorando, non sedeva a riposarsi quando tornava a casa, forte degli insegnamenti di mia nonna, sapeva fare tutto.
Le guardavo ed imparavo.
Guardavo mia nonna con il suo ditale, la sua immancabile scatola di legno che aveva da quando sono nata, piena di cose per cucire e rammendare.
Guardavo e cercavo di imparare a infilare il filo nella cruna dell’ago.
Guardavo e in piedi sulla sedia accostata al lavello, insieme alla mamma, cercavo di lavare i piatti.
Guardavo e cercavo di lavare il pavimento e sembrava che sul quel pavimento fosse passato un esercito di lumache.
Loro venivano da una generazione che cuciva i buchi ai calzini invece di buttarli. Quella generazione in cui si cambiava l’elastico alle mutande e dagli avanzi di un tessuto per lenzuola, si creavano camicette fresche, per i più piccoli.
Nulla si buttava, nulla veniva sprecato.
E penso a tutte le volte che, le donne di casa, e non era nè dispregiativo, nè politicamente scorretto, definirle così, nè sminuiva il loro valore all’interno della famiglia, anzi, mi hanno insegnato il valore del rammendare invece del buttare.
Penso a tutte le volte che hanno ricucito e rammendato, anche metaforicamente, durante la loro vita.
Hanno ragione loro, con il loro ditale, con la loro valorosa pazienza.
Ha ragione quella generazione che dava valore alle cose e alle persone.
Se ancora ne abbiamo, sediamoci accanto alle nostre nonne e facciamoci insegnare a ricucire i rapporti, a rammendare il cuore e a ricamare nuovamente il valore della vita.
Rammendare…. Non lo dimentichiamo.

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Grazie papà… Nec Recisa Recedit…

Il corpo della Finanza, la tua vita.
Ti sei arruolato appena maggiorenne.
Le motovedette su cui facevi servizio h 24 la tua casa.
La tua, una vita di sacrifici e di rinunce, al servizio della Patria, al servizio della Giustizia e della Legalità.
Oggi rimbalza su tutti i media e sui social la notizia della “Battaglia” a largo di Lampedusa, in cui una unità navale della Guardia di Finanza ha intimato l’alt ad un peschereccio tunisino, che non si è fermato ed ha speronato una motovedetta durante la tentata fuga.
Il mio pensiero è andato subito a te che su quelle imbarcazioni rischiavi la vita, al servizio di tutti, per la legalità.
Ti ricordo poco nella tua giovinezza con abiti civili, indossavi sempre con orgoglio quella divisa blu d’inverno e brillantemente bianca d’estate, in testa il berretto con la fiamma, e tu ne eri fiero.
“Nec Recisa Recedit” che in italiano è “Neanche Spezzata Retrocede”, motto delle Fiamme Gialle, ma anche motto tuo.
Ricordo da bambina, quando ancora non c’erano in casa nè telefoni nè cellulari, quel suono prolungato al campanello del portone dei tuoi colleghi che di notte e di giorno, anche quando non eri in servizio, venivano a chiamarti, ti prelevavano per un imbarco urgente all’inseguimento dei contrabbandieri. Non c’era notte e non c’era giorno, non c’era bel tempo e non c’era tempesta, non c’era sole e non c’era bufera che potessero impedirti di andare a compiere il tuo dovere.
Altri tempi…. tempi in cui la Patria non era qualcosa di cui vergognarsi, non era un ideale astratto, ma un esempio di vita e un valore morale, una idea per cui vivere e morire.
Grazie papà

30 settembre 2020

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Lettera manifesto: perché non sono più di sinistra

Dal sito MicroMega

di Lucia Tamburino

Una volta ero di sinistra, adesso vi spiego perché non lo sono più.

Abitava in una villa abusiva costruita, per sua stessa ammissione, con soldi rubati. Un delinquente, insomma. Eppure il mio amico Luca si è schierato dalla parte di questo delinquente contro le istituzioni che volevano demolire la villa. E, così come Luca, quasi tutti quelli di sinistra come lui.

Perché? Perché le istituzioni in questo caso erano rappresentate da Salvini e la sinistra, si sa, si schiera sempre contro Salvini. Il delinquente invece era una rom e la sinistra, si sa, non si schiera mai contro i rom. “Era Hitler che voleva uccidere i rom, non vorrai mica essere come Hitler?”, ha detto Luca. Poco importa che in questo caso l’unica ad aver parlato di uccidere sia stata proprio la rom, augurando una “pallottola in testa a Salvini”.

A questo si è ridotta la sinistra. Non difende più la legalità, la giustizia, non difende più valori o ideali: difende gruppi. Non conta più quello che fai, conta solo chi sei e a quale gruppo appartieni: se appartieni a un gruppo marginalizzato allora automaticamente hai ragione – qualunque cosa tu faccia – se appartieni a un gruppo avversario automaticamente hai torto.

Così fra un uomo e una donna ha ragione la donna, a priori; fra un bianco e un nero ha sempre ragione il nero; fra un giudaico-cristiano e un musulmano il musulmano, fra un omosessuale e un eterosessuale l’omosessuale. E ovviamente fra un leghista e una rom ha ragione la rom, fra uno di destra e uno di sinistra ha ragione quello di sinistra. Buoni e cattivi: il cliché è servito. Un cliché stupido che non giova a nessuno e anzi rischia solo di giustificare l’astio contro i gruppi che in teoria dovrebbe difendere.

Che questo cliché sia stupido si vede soprattutto quando entrano in conflitto due gruppi che, secondo copione, dovrebbero essere entrambi buoni. Cosa succede per esempio quando sono i musulmani a perseguitare le donne e gli omosessuali? O quando sono i comunisti a perseguitare i musulmani, come succede in Cina? In quel caso la sinistra tace, imbarazzata. Volta la faccia e guarda altrove. Guarda verso l’Occidente cattivo e cerca lì qualche ingiustizia contro la quale scagliarsi. Quando la trova esulta e parte all’attacco, come Don Chisciotte contro i mulini a vento.

Asia Bibi è una donna pakistana, cristiana, che un giorno commise la colpa di bere dallo stesso bicchiere di alcune donne musulmane. Quando le dissero “adesso devi convertirti”, rispose: “Perché io? Convertitevi voi, se volete.” Fu sbattuta in carcere con l’accusa di blasfemia. Vi rimase 9 anni in condizioni inumane. Quando alla fine venne assolta, in Pakistan la gente invase le piazze. Per festeggiare? No, per protestare contro l’assoluzione: Asia Bibi doveva essere condannata a morte per rispetto della sharia. Asia Bibi alla fine si salvò: scappò in un paese occidentale. All’inizio era il Regno Unito che voleva accoglierla, ma poi rifiutò (troppi immigrati musulmani, temeva rivolte). Infine l’accolse il Canada.

È un lieto fine, ma venato d’amarezza, perché la sinistra – quella stessa sinistra che ha scatenato una protesta planetaria per l’uccisione di un criminale recidivo in America come George Floyd (non che questo giustifichi la sua uccisione, naturalmente) – non ha organizzato neanche mezzo corteo per Asia Bibi. È venato d’amarezza perché il Regno Unito rifiutò di accoglierla per paura della reazione degli immigrati musulmani, ma la sinistra continua a negare che l’immigrazione musulmana causi problemi. Problemi di cui i primi a pagare le conseguenze sono proprio gli immigrati stessi, quelli che vengono in Occidente sperando di sfuggire all’islam e invece si ritrovano intrappolati in comunità musulmane dove si ricrea la sharia. In generale, la sinistra continua a negare tutti i problemi causati dall’islam. Una gran parte della cultura musulmana è antisemita quanto il nazismo, misogina più del nazismo, nemica della libertà, della laicità, di tutti quei diritti e quei valori che la sinistra stessa proclama di difendere. Eppure, in nome di un concetto distorto di razzismo, anziché combattere quella parte dell’islam che segue la sharia, la sinistra preferisce combattere l’islamofobia.

E così la sinistra non difende più la laicità, o meglio, la difende solo di fronte al cristianesimo. Distrugge crocefissi mentre difende veli. Attacca ferocemente ogni pagliuzza di ingiustizia che avviene negli Usa o in un qualunque altro paese occidentale mentre accetta tranquillamente enormi travi di ingiustizia siglate islam.

Evidentemente c’è qualcosa che accomuna islam e sinistra che è più forte di quello che li distingue: l’odio per l’Occidente. Morto il sogno del comunismo – che nella realtà si è rivelato un fallimento totale su tutti i fronti – a questa sinistra non resta altro: odio. Odio verso il capitalismo e verso tutto ciò che è connesso al capitalismo e, di conseguenza, verso gli Stati Uniti e l’Occidente tutto. Sono loro i i nemici da odiare, gli oppressori del mondo! Gli altri invece sono gli oppressi da difendere.

Strani questi oppressi che condannano a morte blasfemi, apostati, omosessuali e adultere. Strani questi oppressori che accolgono perseguitati in fuga e offrono loro rifugio e libertà. Strana questa sinistra che dice di difendere i diritti umani e poi si schiera dalla parte di chi li calpesta.

A questo si è ridotta la sinistra. Anziché adattare le proprie idee alla realtà, deforma la realtà pur di adattarla alla propria ideologia, a costo di negare l’evidenza. Sull’altare della sua ideologia ha sacrificato credibilità, coerenza, dignità e onestà intellettuale.

E ovviamente ha rinunciato a ogni logica: se viene criticata, la sinistra non può più rispondere argomentando in modo logico, perché che argomenti logici ci sono a difesa di un’ideologia piena di contraddizioni, che ormai fa acqua da tutte la parti? La logica è un lusso che la sinistra non si può permettere. E quindi risponde nell’unico modo di cui ormai è capace: l’insulto, l’accusa. “Non la pensi così come me? Allora sei fascista. Sei razzista. Hai torto. Taci.” Perché? “Perché è così, punto. Niente se e niente ma”. Appena qualcuno osa dire “ma” viene automaticamente accusato di essere razzista e messo alla gogna. E così il dibattito muore, perché non ci può essere dibattito se non si accettano i “ma”.

Che poi a ben guardare, appena fa comodo quelli di sinistra sono i primi a dire un sacco di “ma”. Un immigrato cerca di dar fuoco a 50 bambini? “Eh sì, ma bisogna capire.”[1] Nel nome dell’islam si uccidono migliaia di donne, apostati, omosessuali e blasfemi? “Eh, ma bisogna capire, è la loro cultura; eh, ma l’islam ha fatto anche buone cose.” Una ragazzina in Francia viene minacciata di morte per aver insultato l’islam? “Eh, ma è stata offensiva e provocatoria!”… e via di questo passo. Non è che quelli di sinistra non dicano “ma”. È solo che, dall’alto della loro presunta superiorità morale, si arrogano il diritto di decidere quali “ma” sono ammessi e quali invece no.

Puzza di censura questa sinistra, puzza più del fascismo.
A volte mi dicono “non sei più di sinistra”, con tono d’accusa, come fosse un’offesa. Sono fiera di non esserlo. Sono fiera di avere avuto la lucidità, la flessibilità, il coraggio per riconoscere che oggi la sinistra ha imboccato una deriva post-moderna, regressiva, oscurantista ed è diventata ormai uno schieramento ipocrita, aberrante e mostruoso, un cancro dell’umanità.

Io sono una bella persona, con il desiderio di un mondo migliore in cui vengano rispettati libertà e diritti umani: perciò non posso essere di sinistra. Io sono una bella persona che crede nei valori dell’illuminismo, valori che in teoria dovrebbero essere quelli della sinistra e che la sinistra ha ormai tradito. Perciò sono di destra. Non la destra becera bigotta e populista ovviamente, ma una destra laica che esiste, cresce e continuerà a crescere – spero – raccogliendo i nauseati di questa sinistra nauseante.

[1] Il riferimento è alle dichiarazioni di Livia Turco e di Gad Lerner a commento della vicenda di Ousseynou Sy, cittadino italiano di orgini senegalesi, che il 20 marzo 2019 a San Donato milanese ha preso in ostaggio 51 bambini su un autobus, prima di incendiarlo. In una trasmissione televisiva alla domanda della giornalista: “Quando ha visto le immagini di quel sequestro di quel tentativo di strage cosa ha pensato?”, Livia Turco ha risposto: “Sono fatti che creano angoscia e allarme e che vanno assolutamente denunciati ma anche compresi”. “Come compresi?”, chiede la gironalista. “Compresi nel senso di comprenderne la ragione, e comunque condannati”, risponde Turco. Gad Lerner ha scritto sul suo profilo FB: “La follia criminale del cittadino italiano Ousseynou Sy è l’esito di una contrapposizione isterica che manifesta ostilità agli immigrati additandoli come privilegiati, negando le loro sofferenze e umanità”.(24 settembre 2020)

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Una madre…

Quando avrai perso tua madre, non ci sarà nessuna persona che si preoccuperà di te allo stesso modo in cui lo faceva lei.
Quando perderai tua madre, il tuo mondo cambierà.
Ti sveglierai una mattina col mal di gola, proverai a dirlo a qualche caro, ma non ci baderanno molto. Se non prenderai un’aspirina e non metterai una sciarpa, non passerà, e dovrai pensarci tu, anche se già prima ci pensavi tu, ma lei non sarà li a chiederti due volte al giorno se è passato, a nessuno interesserà realmente il tuo mal di gola, perché è un semplice mal di gola.
Ti sveglierai una mattina nervoso, con un carattere impossibile, ma se risponderai male a qualcuno, poi dovrai chiedere scusa, perché è così che funziona, mentre lei ti avrebbe capito e ti avrebbe detto che ti voleva bene anche col tuo caratteraccio, ma gli altri no.
Prenderai degli aerei, un treno, uno spostamento in auto, e ogni volta, appena arrivato, penserai di chiamarla per dirglielo, perché una mamma che sa che suo figlio è in viaggio, aspetta che arrivi a destinazione, per poter tornare a respirare normalmente.
Se non sarai laureato, sposato e genitore, metà della gioia che proverai in quel momento, sarà oscurata dell’amarezza di non poter condividere con lei quel risultato.
Sarà strano stare seduto a tavola a Natale e renderti conto che nessuno guarderà nel tuo piatto per vedere se stai mangiando con appetito e nessuno guarderà nel tuoi occhi per capire se sei turbato o sereno.
Con questa lettera non voglio intendere che non ti amerà nessuno o che sarai una persona sola, assolutamente.
Voglio semplicemente intendere che nessuno ti amerà come si ama se stessi, più di se stessi.
Finché puoi, chiedile tante cose di quando eri piccolo, perché poi nessuno potrà raccontartele piu’, lei invece sa tutto di te.
La sentirai vicina nei momenti più impensati, sentirai la sua voce negli attimi della quotidianità , che ti spiega come fare una determinata cosa, ma soprattutto la sentirai quando starai male e sarà il tuo conforto.

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Lettera alla mia vecchiaia…

“Allora, mia cara, quando invecchierai …

Non insegnare mai niente a nessuno. Anche se sai per certo che avrai ragione. Ricorda quanto ti ha infastidito una volta. E tu stessa hai seguito il consiglio dei tuoi anziani?

Non cercare di aiutare se non ti viene chiesto. Non imporre a nessuno. Non cercare di proteggere i tuoi cari da tutte le disgrazie del mondo. Amali e basta.

Non lamentarti! Della tua salute, dei tuoi vicini, del governo, del tuo fondo pensione! Non trasformarti in una vecchia litigiosa sulla panchina all’ingresso.

Non aspettarti gratitudine dai bambini. Ricorda: non ci sono figli ingrati – ci sono genitori stupidi che si aspettano gratitudine dai loro figli.

Non dire frasi come: “Io alla tua età …”, “Ti ho dato gli anni migliori …”, “Sono più vecchia, quindi lo so meglio …” Questo è insopportabile!
Se hai dei nipoti, non insistere perché ti chiamino per nome se loro ti chiamano nonna. Questo è stupido.

Non sprecare i tuoi ultimi soldi in trattamenti antietà. È inutile. Meglio spenderli per un viaggio.

Non guardarti allo specchio e non truccarti in una stanza buia. Non adulare te stessa. E cerca di sembrare il più elegante possibile. Precisamente elegante, non giovanile. Credimi, è meglio così.

Prenditi cura del tuo uomo, anche se diventa un vecchio rugoso, indifeso e scontroso. Non dimenticare che una volta era giovane, forte e allegro.Ricordati che una volta era giovane, magro, bello. E forse è l’unico che ha davvero bisogno di te adesso …

Non cercare di stare al passo con il tempo a tutti i costi: per capire le nuove tecnologie, per seguire le notizie in modo ossessivo, per studiare costantemente qualcosa di nuovo, per non “restare indietro con i tempi”. Questo è divertente. Fai quello che vuoi.
Quanto riesci!

Non incolpare te stessa per niente. Qualunque cosa sia accaduta alla tua vita o alla vita dei tuoi figli, hai fatto tutto il possibile.
PRESERVATE LA DIGNITÀ IN QUALSIASI SITUAZIONE! Fino alla fine! Fai del tuo meglio, mia cara, questo è molto importante. E ricorda, se sei ancora viva, qualcuno ha bisogno di te”.

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Figlio è barca … Mamma è molo

Un giorno, mi dirai: ” vai mamma “,
“sto arrivando mamma”, “oh mamma
“…
E io?!
Mi ricorderò, tutte le volte in cui
ripetevi, come se fosse un mantra,
“Mamma mamma mamma” e che sorridevi, in mezzo alle lacrime, perché apparivo rispondendo alle tue chiamate.
Un giorno, sarai arrabbiato, perché
non ti ho lasciato fare qualcosa, entrerò
nella tua stanza e starai li senza parlare
con me per un intero pomeriggio..
E io?!
Mi ricorderò di ogni volta che non
hai voluto separarti da me, nemmeno
per 5 minuti, per andare in bagno.
Un giorno mi chiederai di dormire da un
amico, di trascorrere le vacanze dalla
nonna, di viaggiare con i compagni di
scuola…
E io?!
Mi ricorderò, ogni notte, in cui il
tuo porto sicuro, l’unica ragione del tuo sonno tranquillo ero io
E camminerai da solo
Vorrai volare e ogni tanto, cadrai e ti farai male, in un posto dove “un bacio” mio, non farà guarire.
E io?!
Chiederò al tempo di tornare, ad
essere il tuo posto, di essere di nuovo,
la tua pace.
Ma non succederà.
Allora mi metterò a piangere,
Per te e con te, se ne hai bisogno.
Sarò li, tenendo la tua mano. anche se
solo con il mio cuore.
Ti aspetterò, tornerai da me, nel tuo
tempo, con l’amore più paziente…
Perché i figli vanno, ma tornano
sempre…
Figlio è barca,
Mamma è molo.

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