Saudade

Il Tempo è un animale strano. Somiglia a un gatto, fa come gli pare. Ti guarda sornione e indifferente, scappa via quando lo implori di fermarsi e rimane immobile se pure lo preghi, per favore, di andare. A volte ti azzanna mentre fa le fusa, oppure ti raspa con la sua lingua ruvida. Ti graffia mentre ti sta baciando.

Il tempo, piano piano, mi solleverà dalla fatica estenuante di avere dei figli piccoli. Dalle notti senza sonno e dai giorni senza requie. Dalle mani grassocce che ininterrottamente si aggrappano, mi scalano, mi tirano, mi frugano senza ritegno e senza remore. Dal peso che riempie le mie braccia e piega la mia schiena. Dalle voci che mi chiamano e non ammettono ritardi, attese, esitazioni. Mi restituirà l’ozio vacuo della domenica mattina, le telefonate senza interruzioni, il privilegio e la paura della solitudine. Alleggerirà, forse, il fardello della responsabilità che certe volte mi opprime il diaframma.

Ma il tempo, inesorabilmente, raffredderà di nuovo il mio letto, adesso caldo di corpi piccoli e respiri veloci. Svuoterà gli occhi dei miei figli, che ora traboccano di un amore poderoso e incontenibile. Toglierà dalle loro labbra il mio nome urlato, cantato, sillabato e pianto cento, mille volte al giorno. Cancellerà – un po’ alla volta oppure all’improvviso – la familiarità della loro pelle con la mia, la confidenza assoluta che ci rende praticamente un corpo solo. Con lo stesso odore, abituati a mescolare i nostri umori, lo spazio, l’aria da respirare. Subentreranno, a separarci per sempre, il pudore, il giudizio, la vergogna. La consapevolezza adulta delle nostre differenze.

Come un fiume che scava l’arenaria, il tempo minerà la fiducia che mi rende ai loro occhi onnipotente. Capace di fermare il vento e calmare il mare. Riparare l’irreparabile, guarire l’insanabile, resuscitare dalla morte.

Smetteranno di chiedermi aiuto, perché avranno smesso di credere che io possa in ogni caso salvarli. Smetteranno di imitarmi, perché non vorranno diventare troppo simili a me. Smetteranno di preferire la mia compagnia a quella di chiunque altro, e guai se questo non dovesse accadere.

Sbiadiranno le passioni – la rabbia e la gelosia, l’amore e la paura. Si spegneranno gli echi delle risate e delle canzoni, le ninne nanne e i C’era una volta termineranno di risuonare nel buio.

Con il tempo, i miei figli scopriranno che ho molti difetti, e, se sarò fortunata, ne perdoneranno qualcuno.

Saggio e cinico, il tempo porterà con sé l’oblio. Dimenticheranno, anche se io non dimenticherò.
Il solletico e gli inseguimenti (“Mamma, ti prendo io!”), i baci sulle palpebre e il pianto che immediato ammutolisce con un abbraccio. I viaggi e i giochi, le passeggiate e le febbri alte. I balli, le torte, le carezze mentre si addormentano piano.

I miei figli dimenticheranno. Dimenticheranno che li ho allattati e cullati per ore, portati in fascia e tenuti per mano. Che li ho imboccati e consolati e sollevati dopo cento cadute. Dimenticheranno di aver dormito sul mio petto di giorno e di notte, che c’è stato un tempo in cui hanno avuto bisogno di me quanto dell’aria che respirano.

Dimenticheranno, perché è questo che fanno i figli, perché è questo che il tempo pretende.

E io, io, dovrò imparare a ricordare tutto anche per loro, con tenerezza e senza rimpianto. Gratuitamente. Purché il tempo, sornione e indifferente, sia gentile abbastanza con questa madre che non vuole dimenticare.

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I tre setacci ovvero la saggezza di Socrate

Nell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

– Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?

– Un momento – rispose Socrate. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

– I tre setacci?

– Ma sì, – continuò Socrate. – Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?

– No… ne ho solo sentito parlare…

– Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

– Ah no! Al contrario

– Dunque, – continuò Socrate, – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?

– No, davvero.

– Allora, – concluse Socrate, – quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

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I figli dei ministri? Tutti geni con posto fisso e vicino a mammà

Sarà forse una questione genetica ma i figli di questi ministri incartapecoriti, che da una settimana somministrano al Paese dosi mai viste di delirio senile, sono tutti ma proprio tutti dei grandi fenomeni della natura, una sfida alle leggi della statistica. Oh nemmeno uno “sfigato” ma tutti autentici geni con uno o più posti fissi e con compensi che i comuni mortali possono solo sognare. O forse no. Forse sono solo i figli di una classe dirigente che predica bene e razzola malissimo. Forse sono soltanto la punta dell’iceberg di un sistema malato, fondato sul nepotismo e sulla clientela e ostile al merito. E tuttavia, le sparate di Monti, Fornero e Cancellieri, ci offrono una grande opportunità, ossia quella di aprire nel Paese una grande discussione sul tema della mobilità sociale. Dobbiamo interrogarci su come sia possibile offrire a tutti (al figlio di Monti come a quello dell’operaio) le stesse condizioni di partenza e le stesse opportunità così come recita l’articolo 3 della Costituzione che qui ricordiamo: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Ecco a voi i ritratti di questi fenomeni della natura e, come si suol dire, Una coincidenza è una coincidenza due coincidenze sono un indizio tre coincidenze sono una prova:

GIOVANNI MONTI (figlio di Mario)

39 anni. A poco più di 20 anni è già associato per gli investimenti bancari per la Goldman Sachs, la più potente banca d’affari americana, la stessa in cui il padre Mario ricopre il ruolo apicale di  International Advisor. A 25 anni è già consulente di direzione da Bain & company, dove rimane fino al 2001.  Dal 2004 al 2009, vale a dire fino al suo approdo alla Parmalat, Giovanni Monti ha lavorato prima a Citigroup e poi a Morgan & Stanley: a Citigroup è stato responsabile di acquisizioni e disinvestimenti  per alcune divisioni del gruppo, mentre alla Morgan  si è occupato in particolare di transazioni economico-finanziarie sui mercati di Europa, Medio Oriente e Africa, alle dipendenze dirette degli uffici centrali di New York.

SILVIA DEAGLIO (figlia di Elsa Fornero)

37 anni. A soli 24 anni, mentre già svolgeva un dottorato in Italia, ottiene un incarico presso il prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center di Harvard, il prestigioso college di Boston. La figlia del ministro inizia ad insegnare medicina a soli 30 anni. Diventa associata all’università di Torino a 37 anni con sei anni di anticipo rispetto alla media di accesso in questo ruolo. Il concorso lo vince a Chieti, nel 2010, nella facoltà di Psicologia, prima di essere chiamata a Torino, l’università dove insegnano mamma e papà, nell’ottobre 2011. alla professoressa Deaglio ha certamente giovato nella valutazione comparativa il ruolo di capo unità di ricerca all’Hugef, ottenuto nel settembre 2010 quando era ancora al gradino più basso della carriera accademica, e a ridosso dell’ultima riunione della commissione di esame che l’ha nominata docente di seconda fascia. Come detto, l’Hugef è finanziato dalla Compagnia di San Paolo, all’epoca vicepresieduta da mamma Elsa Fornero.

PIERGIORGIO PELUSO (figlio di Annamaria Cancellieri)

Appena laureato viene catapultato subito all’Arthur Andersen. Un fenomeno della natura. Da lì balza a Mediobanca. Passa poi per diversi enti e dirigenze bancarie tra cui Aeroporti di Roma (consigliere d’amministrazione), Gemina (consigliere) Capitalia, Credit Suisse First Boston e Unicredit per finire, poco tempo fa, alla Fondiaria Sai dove ricopre il ruolo di direttore generale con compenso da 500mila euro all’anno.

MICHEL MARTONE (figlio di Antonio)

Figlio di Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, amico di Previti e Dell’Utri e Brunetta, già  nominato da Brunetta presidente dell’authority degli scioperi, ruolo da cui si è dimesso dopo essere stato coinvolto come testimone nell’inchiesta P3. Il superaccomandato Michel Martone ha una carriera universitaria molto rapida: a 23 anni ha un dottorato all’università di Modena. A 26 anni diventa ricercatore di ruolo all’università di Teramo. A 27 anni diventa professore associato. Al concorso, tenutosi tra gennaio e luglio 2003, giunse al secondo posto su due candidati, in seguito al ritiro di altri 6. Presentò due monografie, una delle quali in edizione provvisoria (ossia non ammissibile); ottenne 4 voti positivi su 5, con il parere negativo di Franco Liso, contro i cinque voti positivi ricevuti dall’altra candidata, 52enne con due lauree e 40 pubblicazioni. Tuttavia fu Martone ad ottenere il posto da ordinario. A 37 anni diventa viceministro del governo Monti.

MassimoMalerba

LEGGI ANCHE: Elsa, Silvia e lo strano caso del professor Piazza

Fonti: Wikipedia, Linkedin, governo.it, gemina,it, Gazzetta di Parma, eco di Torino

da https://violapost.wordpress.com/2012/02/07/i-figli-dei-ministri-tutti-geni-con-posto-fisso-e-vicino-a-mamma-nomi-foto-storie/

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Sanremo: tutti i vincitori dal 1951 al 2016

Sanremo: tutti i vincitori dal 1951 ad oggi

1951 Nilla Pizzi “Grazie dei fiori”
1952 Nilla Pizzi “Vola colomba”
1953 Carla Boni, Flo Sandon’s “Viale d’autunno”
1954 Giorgio Consolini, Gino Latilla “Tutte le mamme”
1955 Claudio Villa, Tullio Pane, “Buongiorno tristezza“
1956 Franca Raimondi “Aprite le finestre“
1957 Claudio Villa, Nunzio Gallo “Corde della mia chitarra“
1958 Domenico Modugno, Johnny Dorelli “Nel blu dipinto di blu“
1959 Domenico Modugno, Johnny Dorelli “Piove (Ciao ciao bambina)“
1960 Tony Dallara, Renato Rascel “Romantica“
1961 Betty Curtis, Luciano Tajoli “Al di là“
1962 Domenico Modugno, Claudio Villa “Addio… addio“
1963 Tony Renis, Emilio Pericoli “Uno per tutte“
1964 Gigliola Cinquetti, Patricia Carli “Non ho l’età (Per amarti)“
1965 Bobby Solo, New Christy Minstrels “Se piangi se ridi“
1966 Domenico Modugno, Gigliola Cinquetti “Dio come ti amo“
1967 Claudio Villa, Iva Zanicchi “Non pensare a me“
1968 Sergio Endrigo, Roberto Carlos Braga “Canzone per te“
1969 Bobby Solo, Iva Zanicchi “Zingara“
1970 Adriano Celentano, Claudia Mori “Chi non lavora non fa l’amore“
1971 Nada, Nicola Di Bari “Il cuore è uno zingaro“
1972 Nicola Di Bari “I giorni dell’arcobaleno“
1973 Peppino Di Capri “Un grande amore e niente più“
1974 Iva Zanicchi “Ciao cara come stai?“
1975 Gilda “Ragazza del Sud“
1976 Peppino Di Capri “Non lo faccio più“
1977 Homo Sapiens “Bella da morire“
1978 Matia Bazar “…e dirsi ciao!“
1979 Mino Vergnaghi “Amare“
1980 Toto Cutugno “Solo noi“
1981 Alice “Per Elisa“
1982 Riccardo Fogli “Storie di tutti i giorni“
1983 Tiziana Rivale “Sarà quel che sarà“
1984 Al Bano, Romina Power “Ci sarà“
1985 Ricchi e Poveri “Se m’innamoro“
1986 Eros Ramazzotti “Adesso tu“
1987 Gianni Morandi, Enrico Ruggeri, Umberto Tozzi “Si può dare di più“
1988 Massimo Ranieri “Perdere l’amore“
1989 Anna Oxa, Fausto Leali “Ti lascerò“
1990 Pooh “Uomini soli“
1991 Riccardo Cocciante “Se stiamo insieme“
1992 Luca Barbarossa “Portami a ballare“
1993 Enrico Ruggeri “Mistero“
1994 Aleandro Baldi “Passerà“
1995 Giorgia “Come saprei“
1996 Ron, Tosca “Vorrei incontrarti fra cent’anni“
1997 Jalisse “Fiumi di parole“
1998 Annalisa Minetti “Senza te o con te“
1999 Anna Oxa “Senza pietà“
2000 Avion Travel “Sentimento“
2001 Elisa “Luce (Tramonti a nord est)“
2002 Matia Bazar “Messaggio d’amore“
2003 Alexia “Per dire di no“
2004 Marco Masini “L’uomo volante“
2005 Francesco Renga “Angelo“
2006 Povia “Vorrei avere il becco“
2007 Simone Cristicchi “Ti regalerò una rosa“
2008 Giò Di Tonno, Lola Ponce “Colpo di fulmine“
2009 Marco Carta “La forza mia”
2010 Valerio Scanu “Per tutte le volte che…“
2011 Roberto Vecchioni “Chiamami ancora amore“
2012 Emma “Non è l’inferno“
2013 Marco Mengoni “L’Essenziale“
2014 Arisa “Controvento”
2015 Il Volo “Grande Amore”
2016 Stadio “Un giorno mi dirai”

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Un giorno un vecchio mi disse….

“ Un giorno un vecchio mi disse: ” Quando incontri qualcuno, e questo qualcuno ti fa fermare il cuore per alcuni secondi: fai attenzione, questo qualcuno potrebbe essere la persona più importante della tua vita.
Se gli occhi si incrociano e in quel momento c’è la stessa luce intensa tra loro: stai allerta, può essere la persona che stai aspettando dal giorno che sei nato.
Se il tocco delle labbra è stato intenso, se il bacio è stato appassionante e gli occhi si sono riempiti di acqua in quel momento: rifletti, c’è qualcosa di magico tra voi.
Se il primo e l’ultimo pensiero del giorno è per quella persona, se il desiderio di stare insieme arriva a stringerti il cuore: ringrazia Dio, ti ha mandato un dono divino…l’amore.
Se un giorno doveste chiedere perdono l’uno a l’altro per qualche motivo e in cambio ricevere un abbraccio, un sorriso, una carezza fra i capelli e i gesti varranno più di mille parole: arrenditi, voi siete fatti l’uno per l’altro.
Se per qualche motivo fosse triste, se la vita le avesse inflitto un colpo e tu sarai lì a soffrire il suo dolore, a piangere le sue lacrime e asciugarle con affetto: che cosa meravigliosa! Lei potrà contare su di te in qualsiasi momento della vita.
Se riesci col pensiero a sentire l’odore della persona come se si trovasse al tuo fianco, e se la trovi meravigliosamente bella anche quando indossa un vecchio pigiama, ciabatte e ha i capelli arruffati.
Se non riesci a lavorare per tutto il giorno, emozionato per l’appuntamento che avete…
se non riesci ad immaginare in nessun modo un futuro senza quella persona, e se hai la certezza che la vedrai invecchiare e, anche così, sei convinto che continueresti ad essere pazzo per lei.
Se preferiresti morire prima di vedere l’altra andarsene…allora vuol dire che l’amore è entrato nella tua vita! E’ un dono!”
Poi sorrise e mi disse: “Molte persone si innamorano molte volte nella vita, ma poche amano o trovano un amore vero. A volte lo incontrano e non prestano attenzione a questi segnali, e lo lasciano passare senza accadere veramente. E’ libero arbitrio. Per questo, presta attenzione ai segnali, non lasciare che le follie del quotidiano ti rendano cieco alla miglior cosa della vita: l’amore! Quello che è sincero non cambia mai!”…

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Figli di papà. ….

Quando i figli dei potenti si mettono nei guai
Ecco tutti i “delfini” che imbarazzano i padri

C’è Verdini jr che toglie le ganasce alla sua auto, la famigerata bat-caverna di Moratti e il leggendario ‘Trota’ Bossi con i suoi titoli di studio. E poi ci sono quelli, tanti, che grazie al ruolo dei genitori ottengono poltrone importanti e regali a cinque cifre

Articolo tratto da l’Espresso

DI SUSANNA TURCO

14 maggio 2015

C’è da dire che almeno Tommaso Verdini, figlio del (già) plenipotenziario forzista Denis, stavolta ha fatto proprio tutto da solo. L’altra sera a Firenze, ha liberato il suo suv Mercedes in divieto di sosta dalle ganasce messe dai vigili, le ha caricate in auto ed è ripartito allegro per la sua serata con gli amici. La denuncia per furto aggravato, se l’è conquistata in piena e attiva autonomia.

Il che tutto sommato salta agli occhi: perché invece spesso, nella dolente e vischiosa storia dei figli dei politici che affiorano agli onori delle cronache, compare un che di passivo e di fatale. La prole, soprattutto nei racconti dei genitori, pare a volte poco più che mera destinataria: di posti di lavoro, di favori, di regali, di carriera politica, di preoccupazioni, oggetto in generale dei pensieri altrui, siano di mamma e papà, o degli amici loro. Ma in ogni caso, sempre meritevole di stare dove sta, ci mancherebbe.

Capolavoro di passività è il caso Lupi. Laureato al Politecnico di Milano con 110 e lode, Luca Lupi, figlio del ministro Maurizio, si vede per esempio recapitare un Rolex da 13 mila euro. Glielo manda con tanti complimenti l’ingegner Stefano Perotti, socio di Ercole Incalza, il capo della centrale operativa delle grandi opere al ministero delle infrastrutture: insomma uno che conosce papà. Così pure, due mesi dopo, Luca viene spedito, via Incalza, da Perotti e infine dal genero di costui, Giorgio Mor, dal quale lavora per il palazzo dell’Enel a San Donato Milanese, 1.300 euro netti al mese per un anno. Ma insomma, lui si è laureato, è il padre che ha telefonato.

Perché i figli so’ ‘n piezz’ ‘e core, in nessun caso definibili “pirla”, come ha fatto il papà delribelle no-expò. Ma, prima ancora, sono oggetto di timori e preoccupazioni. Studiano, sì, ma ce la faranno? Il genitore fa quel che può, e del resto, se potente, per poco che faccia, fa molto. “Dico che quello oggi ha fatto trent’anni”, si sfogavaAngelo Balducci col costruttore Diego Anemone, parlando del suo primogenito Filippo: “Io per carità non voglio nemmeno confrontarmi con voi. Ma io dico che tu, a trent’anni, eri già capo di un piccolo impero. Questo non c’ha manco un posto da usciere tanto per essere chiari. Permetterai che uno è un po’ incazzato». Poi, se come ha sostenuto il magistrato dell’accusa nel processo sulla cricca, Anemone si dà da fare per aiutare il figlio di Balducci, che vuoi, vien da sé.

Lo stesso Tommaso Verdini, del resto, all’epoca fa finì sui giornali perché, a margine dell’inchiesta sulla P4, venne fuori che usava l’imprenditore amico di papà, Riccardo Fusi, come una sorta di agenzia di viaggi last minute. Peccato veniale. Tommaso deve fare il test d’ingresso alla Bocconi? Chiama Fusi e lui prenota subito all’Hotel Cusani di Milano. Invece di una stanza, al ragazzo ne danno due: «Volevo sapere se anche quella è sul tuo conto». Figurarsi: «Mettile sul mio conto». Stesso schema a Forte dei Marmi, dopo la maturità, sempre in Versilia («siamo in otto»), a Milano prima di partire per Ibiza («sì anche il garage è gratis»). Anche in questo caso Verdini junior mostra una certa autonomia. Ma una volta è la mamma a chiamare: «Quell’ebete di mio figlio arriva alla Malpensa alle undici e mezzo… ecco volevo mandarlo in albergo a Milano. La suite, quella che hai dato a Denis».

Mio figlio, quell’ebete. Perché nella famosa storia delle colpe che ricadono, di rado è davvero chiaro quali ricadano su chi: a volte tornano indietro, tipo boomerang, da figlio a genitore, ma di solito è un condominio. Le colpe, o diciamo le responsabilità, stanno in affido congiunto. Si rimpallano. Quando la ministra Cancellieri, da Guardasigilli, fu chiamata a rispondere in Aula per quelle telefonate di interessamento verso lafiglia Ligresti, allora detenuta ma amica di famiglia, ritagliò uno spazio per chiarire anche la posizione di suo figlio Piergiorgio Peluso, bocconiano e banchiere dalla carriera brillante, che aveva lavorato 12 mesi come direttore generale della Fonsai (ricevendone peraltro oltre tre milioni di buonuscita): “Tengo a sottolineare che quando lui ha avuto quell’incarico, io ero una tranquilla signora in pensione, che mai avrebbe pensato di diventare ministro”, disse in Parlamento. La frase serviva a chiarire che Piergiorgio non era là in quanto figlio di: è adesso che lui è indagato per bancarotta proprio per il fallimento della Fonsai, si immagina Cancellieri almeno sollevata di non essere più ministro. Sennò sai che titoli.

Sempre a proposito di rimpalli, c’è per esempio in risalto, adesso che Vincenzo De Luca corre per la regione Campania, la simpatica tegola del suo primogenito Piero, già componente dell’assemblea nazionale del Pd, che è indagato per concorso in bancarotta fraudolenta nell’inchiesta sul fallimento del pastificio Antonio Amato. Secondo i magistrati, De Luca junior, che fa l’avvocato, avrebbe ricevuto 23mila euro da una immobiliare controllata dal pastificio, sotto forma di biglietti aerei. Peraltro, secondo le dichiarazioni rese ai pm da Giuseppe Amato, mentre il padre faceva il sindaco di Salerno, De Luca junior era consulente legale, presso il pastificio, per una variante urbanistica da approvare per trasformare l’area dell’ex stabilimento in un centro residenziale, materia cioè che atteneva al comune. Vai a capire: De Luca senior comunque tira dritto, come al solito.

E’ poi finita con un patteggiamento (sei mesi, convertiti in 49 mila euro di multa), invece, la storia della Bat casa di Gabriele Moratti, esplosa quando ancora sua madre Letizia faceva il sindaco di Milano. Gabriele – a quanto pare senza i permessi necessari – aveva trasformato 447 metri quadri di laboratorio a uso industriale, in una mega residenza avveniristica: si parlava di un bunker sotterraneo cui si accedeva attraverso una botola motorizzata, un poligono di tiro, una piscina, forni, sala fitness, vasca idromassaggio, bagno turco. Non è vero niente, protestò Gabriele all’epoca: “E’ tutta una colossale montatura usata contro mia madre. Noi siamo legati da un profondo e reciproco affetto, ma io faccio la mia vita e rivendico la mia indipendenza”. Altrettanto fece poi lei: “Mio figlio è indipendente, francamente non mi occupo delle questioni tecniche relative alla sua casa, comunque ognuno si assumerà le sue responsabilità”. Ad ogni buon conto, due consiglieri del Pd fecero recapitare alla sindaca una maschera di Batman, e in ogni caso – anche se non per questo – la sua carriera in politica finì. E ognuno si prese le sue responsabilità.

Ma insomma, il più delle volte, indistinguibili le responsabilità, la faccenda è un impasto di meriti e familismo di potere, in una linea di continuità nella quale è difficile, sia da dentro che da fuori, individuare un punto di frattura. In un paese dove si trova lavoro per “segnalazione” nel 78 per cento dei casi (dato Eurostat 2012), anche per chi, per politica o potere in genere è immerso in un mondo nel quale nessun favore, nessun incarico è disinteressato anche quando sia penalmente irrilevante, è più che altro una questione di gradi: a volte la coincidenza spicca come un neon fosforescente, altre sbiadisce quasi del tutto.

Quando la figlia dell’allora ministra del LavoroElsa Fornero e dell’economista Enrico Deaglio, Silvia, finì sui giornali in quanto professore associato nella stessa università nella quale i genitori erano ordinari, e responsabile della ricerca in una fondazione finanziata dalla Compagnia di San Paolo, di cui la mamma era stata vicepresidente, esplosero illazioni. E, insieme, l’indignazione della ministra: “Mia figlia ha lavorato duro e si è guadagnata tutto quel che ha”. Quando Fabrizio Indaco, figlio diManuela Repetti, compagna di Sandro Bondi, fu assunto alla Direzione generale del cinema, proprio quando il forzista – e, diciamo, patrigno – era ministro della Cultura, la mamma sbottò: “Ma insomma in attesa di laurearsi dovrà pure guadagnare qualcosa”.

Questione di gradi, di sensibilità. Meno facile, per non dire peggio ancora se il padre (o la madre) si mette in testa di far sì che il figlio segua le sue orme. Su questo Renzo Bossi è caso di scuola, interessante al limite anche dal punto di vista psicologico, oltreché giudiziario. Dopo aver fatto del suo faticoso diploma un caso nazionale, infatti, Bossi pare si mise in testa di farne “se non il mio delfino, almeno la trota”, affibbiandogli peraltro quella condanna di soprannome che poi non s’è levato più. Renzo diventò consigliere regionale in Lombardia ad appena 21 anni, e con ben 12 mila voti. Dovette totalizzare in due anni, dal 2010 al 2012, quasi sedicimila euro di rimborsi-spese che il magistrato ha poi definito “non inerenti” per chiarire al padre che lui per la politica non era tagliato: caramelle, gomme da masticare, spazzolino da denti, mojito, campari, negroni, patatine, Fonzies, barrette ipocaloriche giornali, sigarette, un iPhone, auricolari, un computer, un libro di Pansa. E’ stato rinviato a giudizio a fine aprile, insieme con altri 55 consiglieri del Pirellone. E’ in buona compagnia, insomma, ma non altrettanto blasonata. Il figlio di Bossi resta lui.

Meglio è andata, alla fine, a Cristiano Di Pietro figlio di Antonio. Lui siede ancora in consiglio regionale in Molise, dove è stato eletto al secondo mandato, nella stessa tornata elettorale del 2013 nella quale suo padre è stato eliminato. Prima della fine, l’assicurazione: “Non è un altro Trota, ha fatto la gavetta, lui”, chiariva Antonio per difendersi dall’accusa di familismo. Certo poi, anche Cristiano a un certo punto si mise nei guai: finì nell’indagine sulla Global Service, per certe sue telefonate al provveditore alle opere pubbliche in Campania e Molise, nelle quali pare chiedesse incarichi e consulenze per la sua rete amicale. Ma la faccenda finì in un bicchier d’acqua, e lui, prima indagato, fu archiviato. E chissà se magari adesso sarebbe disposto a fare staffetta col padre: si appresta a far cosìTommaso Barbato, che corre (col centrosinistra) per il consiglio regionale campano dove per cinque anni (col centrodestra) è stato seduto suo figlio, Francesco. Raro, ma talvolta accade anche questo

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La Notte Santa di Guido Gozzano

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– Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

– Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

– Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

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