1 Maggio 2020 – Il cielo è sempre più blu

Chi vive in baracca, chi suda il salario
Chi ama l’amore e i sogni di gloria
Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
Chi vuole l’aumento, chi gioca a Sanremo
Chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia, chi va a Porta Pia
Chi trova scontato, chi come ha trovato
Na na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
Ma il cielo è sempre più blu
Chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
Chi gioca coi fili chi ha fatto l’indiano
Chi fa il contadino, chi spazza i cortili
Chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
Na na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
Il cielo è sempre più blu
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
Chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
Chi legge la mano, chi regna sovrano
Chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
Chi gli manca la casa, chi vive da solo
Chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
Chi vive in Calabria, chi vive d’amore
Chi ha fatto la guerra, chi prende il sessanta
Chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
Na na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
Il cielo è sempre più blu
(Ma il cielo è sempre più blu)
Chi è assicurato, chi è stato multato
Chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
Chi è morto di invidia o di gelosia
Chi ha torto o ragione, chi è Napoleone
Chi grida “al ladro!”, chi ha l’antifurto
Chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
Chi reagisce d’istinto, chi ha perso, chi ha vinto
Chi mangia una volta, chi vuole l’aumento
Chi cambia la barca, felice e contento
Chi come ha trovato, chi tutto sommato
Chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
Chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
Chi è stato multato, chi odia i terroni
Chi canta Prévert, chi copia Baglioni
Chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
Chi è morto d’invidia o di gelosia
Chi legge la mano, chi vende amuleti
Chi scrive poesie, chi tira le reti
Chi mangia patate, chi beve un bicchiere
Chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
Na na na na na na na na na na
(Ma il cielo è sempre più blu)
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UNA DOMANDA del filosofo Giorgio Agamben a noi italiani

La peste segnò per la città l’inizio della corruzione… Nessuno era più disposto a perseverare in quello che prima giudicava essere il bene, perché credeva che poteva forse morire prima di raggiungerlo.
Tucidide, La guerra del Peloponneso, II, 53

 

Vorrei condividere con chi ne ha voglia una domanda su cui ormai da più di un mese non cesso di riflettere.

Com’è potuto avvenire che un intero paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia?

Le parole che ho usato per formulare questa domanda sono state una per una attentamente valutate.

La misura dell’abdicazione ai propri principi etici e politici è, infatti, molto semplice: si tratta di chiedersi qual è il limite oltre il quale non si è disposti a rinunciarvi. Credo che il lettore che si darà la pena di considerare i punti che seguono non potrà non convenire che – senza accorgersene o fingendo di non accorgersene – la soglia che separa l’umanità dalla barbarie è stata oltrepassata.
1) Il primo punto, forse il più grave, concerne i corpi delle persone morte. Come abbiamo potuto accettare, soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, che le persone che ci sono care e degli esseri umani in generale non soltanto morissero da soli, ma che – cosa che non era mai avvenuta prima nella storia, da Antigone a oggi – che i loro cadaveri fossero bruciati senza un funerale?
2) Abbiamo poi accettato senza farci troppi problemi, soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, di limitare in misura che non era mai avvenuta prima nella storia del paese, nemmeno durante le due guerre mondiali (il coprifuoco durante la guerra era limitato a certe ore) la nostra libertà di movimento. Abbiamo conseguentemente accettato, soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, di sospendere di fatto i nostri rapporti di amicizia e di amore, perché il nostro prossimo era diventato una possibile fonte di contagio.
3) Questo è potuto avvenire – e qui si tocca la radice del fenomeno – perché abbiamo scisso l’unità della nostra esperienza vitale, che è sempre inseparabilmente insieme corporea e spirituale, in una entità puramente biologica da una parte e in una vita affettiva e culturale dall’altra. Ivan Illich ha mostrato, e David Cayley l’ha qui ricordato di recente, le responsabilità della medicina moderna in questa scissione, che viene data per scontata e che è invece la più grande delle astrazioni. So bene che questa astrazione è stata realizzata dalla scienza moderna attraverso i dispositivi di rianimazione, che possono mantenere un corpo in uno stato di pura vita vegetativa.
Ma se questa condizione si estende al di là dei confini spaziali e temporali che le sono propri, come si sta cercando oggi di fare, e diventa una sorta di principio di comportamento sociale, si cade in contraddizioni da cui non vi è via di uscita.
So che qualcuno si affretterà a rispondere che si tratta di una condizione limitata del tempo, passata la quale tutto ritornerà come prima. È davvero singolare che lo si possa ripetere se non in mala fede, dal momento che le stesse autorità che hanno proclamato l’emergenza non cessano di ricordarci che quando l’emergenza sarà superata, si dovrà continuare a osservare le stesse direttive e che il “distanziamento sociale”, come lo si è chiamato con un significativo eufemismo, sarà il nuovo principio di organizzazione della società. E, in ogni caso, ciò che, in buona o mala fede, si è accettato di subire non potrà essere cancellato.

Non posso, a questo punto, poiché ho accusato le responsabilità di ciascuno di noi, non menzionare le ancora più gravi responsabilità di coloro che avrebbero avuto il compito di vegliare sulla dignità dell’uomo.

Innanzitutto la Chiesa, che, facendosi ancella della scienza, che è ormai diventata la vera religione del nostro tempo, ha radicalmente rinnegato i suoi principi più essenziali. La Chiesa, sotto un Papa che si chiama Francesco, ha dimenticato che Francesco abbracciava i lebbrosi. Ha dimenticato che una delle opere della misericordia è quella di visitare gli ammalati. Ha dimenticato che i martiri insegnano che si deve essere disposti a sacrificare la vita piuttosto che la fede e che rinunciare al proprio prossimo significa rinunciare alla fede.

Un’altra categoria che è venuta meno ai propri compiti è quella dei giuristi. Siamo da tempo abituati all’uso sconsiderato dei decreti di urgenza attraverso i quali di fatto il potere esecutivo si sostituisce a quello legislativo, abolendo quel principio della separazione dei poteri che definisce la democrazia. Ma in questo caso ogni limite è stato superato, e si ha l’impressione che le parole del primo ministro e del capo della protezione civile abbiano, come si diceva per quelle del Führer, immediatamente valore di legge. E non si vede come, esaurito il limite di validità temporale dei decreti di urgenza, le limitazioni della libertà potranno essere, come si annuncia, mantenute. Con quali dispositivi giuridici? Con uno stato di eccezione permanente? È compito dei giuristi verificare che le regole della costituzione siano rispettate, ma i giuristi tacciono. Quare silete iuristae in munere vestro?

So che ci sarà immancabilmente qualcuno che risponderà che il pur grave sacrificio è stato fatto in nome di principi morali. A costoro vorrei ricordare che Eichmann, apparentemente in buon fede, non si stancava di ripetere che aveva fatto quello che aveva fatto secondo coscienza, per obbedire a quelli che riteneva essere i precetti della morale kantiana. Una norma, che affermi che si deve rinunciare al bene per salvare il bene, è altrettanto falsa e contraddittoria di quella che, per proteggere la libertà, impone di rinunciare alla libertà.

Giorgio Agamben
(Giorgio Agamben ,77 anni, è il più completo e maturo filosofo europeo)

 

 

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Il Sud ignorato dai media e mal raccontato

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Nessuno tocchi il Sud

Myrta Merlino,  giornalista di La 7  la mattina ci intrattiene, con vari ospiti, sul tema coronavirus.
Che fosse di parte si sa. Lo si capisce dal suo linguaggio verbale e non solo … da il tu agli ospiti della sua parte politica, da il lei agli ospiti del campo opposto senza celare un fastidio fisico associato a battute ironiche e sprezzanti. Nessuno gliene fa una colpa.

Poi  in queste lunghe giornate … tutto fa brodo per passare il tempo e a me fa piacere ascoltare  i “pseudo intellettuali” di questa nuova sinistra perché mi consentono di chiarirmi le idee.
Ebbene oggi l’ultima perla che non mi è proprio andata giù, perché se sopporto l’esposizione di un concetto di una idea non condivisa, non accetto gli attacchi gratuiti al sud.

Frasi dette come se fossero normali e invece sono indice di un razzismo nord contro sud, mal celato, ma  ben radicato in tutti i ceti sociali.


Questa la frase…

…. “Non ci saremmo mai aspettati che in questo momento l’eccellenza arrivasse da Napoli”

Parlava dell’ospedale napoletano Cotugno, i cui sanitari hanno saputo circoscrivere e contenere l’epidemia da coronavirus

Parole, apparentemente buttate lì, senza peso, senza guardare le telecamere, ma intrise ed infarcite di pregiudizi e luoghi comuni….
….e pensa di essere super partes……
…e manda video su questa italia unita e si commuove … ipocrisia allo stato puro ……
è proprio vero! Cristo è sempre fermo ad Eboli …

PS:   leggo nella sua biografia che è nata a Napoli… mah

07.04.2020

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Paura e Fede

Di questi giorni il dibattito Chiese aperte, chiese chiuse… rispettare le regole, la pandemia è una cosa seria, Dio può aspettare, si può pregare anche in bagno…
il cuore del discorso non è questo, non è dove si può pregare… è invece l’interrogativo che ognuno di noi deve farsi se ha ancora fede, se ha Dio nel cuore.
Certo la preghiera può essere fatta da e in qualsiasi luogo, non è necessaria una chiesa.
Oggi nella nostra anticlericale società, anche da parte delle istituzioni ecclesiastiche, c’è un generale fastidio per parole come Fede, Dio, Chiesa, Preghiera, Gesù, Maria, Rosario, Santi.
Oggi queste parole sono messe al rogo dalla santa inquisizione dei neo intellettuali
Mi viene in mente allora il vangelo letto dal Santo Padre in quella piazza San Pietro vuota il 27 marzo sotto un cielo plumbeo e pioggia scrosciante.

Marco 4:37-39
37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale. Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Questo non vuol dire che l’uomo ha paura, ma una cosa più grave. L’uomo non ha fede.
Questo è il cuore del problema dell’uomo di oggi.
Il dilemma non è dove si prega, ma affidarsi a Gesù nella certezza che placherà la tempesta nella certezza che non abbiamo nulla da temere, nella certezza che lui è Gesù.

Oggi  recitiamo vuote e retoriche parole che non sono motivate dalla fede, ma dalla paura e quella paura ci blocca, diventa un ostacolo alla Fede.
Siamo su quella barca con Gesù e ancora non sappiamo chi egli sia, cerchiamo la salvezza del corpo, ma la salvezza dello spirito non ci sfiora neanche l’anticamera del cervello.

“Voi chi dite che io sia?”
Anche i sacerdoti restano immobili impauriti ad essere pastori, sono bloccati dai pregiudizi, dalle critiche, dalla mancanza di una guida spirituale a cui aggrapparsi.

Quelli che osano vengono multati, derisi, isolati.
Quella pioggia, quel giorno in Piazza San Pietro, non rappresentava le nostre lacrime di figli che chiedono al Padre, ma erano le lacrime del Padre che osserva i suoi figli superficiali, distratti e sempre più distanti da lui, quei figli  che ama  sopra ogni cosa.
La paura ci impedisce di essere coraggiosi, la Fede smuove le montagne.
«Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»

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Papa Francesco cancella i titoli teologici

Per gentile concessione di Francesco Grana

Papa Francesco cancella i titoli teologici.
Capisco l’allergia ai titoli, ma lui si sente vicario di Cristo in terra o considera questo titolo una semplice realtà storica? Chi è Cristo per lui? Riconosce Cristo nella sua essenza di vero Dio e vero Uomo? Titolo storico in quanto riconosce Cristo solo come Uomo? Cristo è forse per lui una versione riveduta e corretta di Max o del Che?

Questo Papa sembra riunire in sè Caifa e Pilato? … Ecce Homo ….
Non capisco… sicuramente con queste trovate neomoderniste, il Papa allontana e disorienta il popolo cattolico che cerca in lui una guida, anche se i giornali cattolici faranno i salti mortali per darne spiegazioni plausibili e volerci convincere che quanto fatto è giusto.
“Non dimenticate di pregare per me” ripete il Papa …….più che mai preghiamo per te e per tutti noi in questo momento di buio e di smarrimento

04.04.2020

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Sud carne da macello

Questo grave momento, in cui come al solito il sud combatte a mani vuote, senza mezzi e senza strumenti idonei, nella sola speranza che il covid-19 non si diffonda eccessivamente, mi ha fatto pensare ai giovani del sud partiti per una guerra di cui nulla sapevano, contro un nemico sconosciuto. Era la grande guerra, quella del 1915/18. A migliaia finirono nelle trincee, a passare anche mesi nel fango e nel gelo, sotto la pioggia, la neve e le bombe. Furono costretti da ufficiali balordi e spesso criminali a combattere contro un nemico che non conoscevano e che non avevano motivo di odiare. Avevano dovuto lasciare le famiglie di cui erano l’unico sostentamento, avevano dovuto lasciare il lavoro nei campi, che gli dava da vivere,  chiamati da una Patria nemica che li costringeva  a lasciare tutto, ad andare lontano chilometri dalle loro case a combattere contro un nemico che non era il loro nemico. 

Come erano equipaggiati questi ragazzi mandati al massacro?

Giubba di panno, all’inizio non avevano neppure un elmetto, pensavano i capi che non servisse, avevano un semplice berretto. Avevano scarpe di cartone, fasce che avvolgevano i polpacci ed erano male armati. I soldati italiani affrontavano i gas con pezze imbevute, nella maggior parte dei casi, della propria urina, in quanto non ancora provvisti di adeguate protezioni e andavano all’assalto alla baionetta falcidiati dai proiettili nemici, tanto per cambiare tedeschi, che erano ben attrezzati.
Ebbene questi ragazzini del fronte erano per la maggior parte meridionali. Mandati al macello da e per una Patria che non conoscevano e che fino a quel momento li aveva ignorati.
E come sempre nei momenti di necessità il Sud viene ignorato e vilipeso.

Sud carne da macello

Mimma Fornaro – 04.04.2020

 

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