Figlia Unica

Io sono figlia unica.
Tra i luoghi comuni più correnti, quello principe è quello che sempre il figlio unico è “viziato”, è sprezzante nei confronti del prossimo, è abile a condizionare gli umori dei suoi familiari soprattutto adulti, non ama avere amicizie troppo intime, odia fare brutte figure che ne scalfiscano l’amor proprio, è possessivo e manipolatore, è incapace di superare le difficoltà della vita, e via dicendo.
Proverò a farmi un esame di coscienza ed analizzare quali di queste caratteristiche mi appartengono e quali no.
Sono viziata? Se vuol dire che ho avuto molto, in senso materiale, non lo posso negare. Da piccola non mi sono mai mancati cibo, che non amavo particolarmente, vestiti comprati nei migliori negozi,  giocattoli, ma nulla di superfluo e mai con eccessiva facilità.  Nell’adolescenza avrei potuto avere in tasca i soldi necessari per uscire, ma non li ho mai voluti e poi uscire dalla gabbia dorata che era la mia casa non era semplice. Mi sono potuta permettere di fare l’università pensando solo a studiare ed ho avuto degli appoggi quando ho iniziato a lavorare. Ma tra avere queste cose e non comprenderne il valore, ce ne passa. E ce ne passa tra avere dei privilegi e non saperli riconoscere. Ho sempre ritenuto di dover approfittare delle possibilità che avevo e ne ho tratto dei risultati: avere delle opportunità non è una colpa, la colpa è mandarle sprecate, e mi sembra di non averlo fatto.

Forse, in quanto figlia unica, sono stata “viziata” di attenzioni e questo può anche non tradursi in un vantaggio: avere una mamma ed un papà sempre presenti solo per me, ha significato avere il loro fiato sempre sul collo, cosa piacevole, ma anche stressante. Per loro il non farmi venire su viziata è stata un’autentica missione, e questo mi ha fatto patire non poco per ogni consenso ed ogni soddisfazione, trattando come dovuti i miei risultati e non dando nulla per scontato o dovuto.
Timida sicuro da sembrare altezzosa, ma non ho mai guardato nessuno con superiorità o disprezzo, anzi, ho grande, spesso esagerato rispetto per tutti.

Mi piace relazionarmi con ogni tipo di persona: del resto ho un lavoro per il quale devo trattare con persone di ogni genere e mi è spesso riconosciuto il pregio di mettere ciascuno a proprio agio.

Amo anche stare sola con me stessa, stare in famiglia, privilegiare i miei veri affetti, quelli familiari.

Non sono mai stata una bambina capricciosa. Forse perchè non mi serviva troppo far capricci. Certo, come ogni figlio, il modo per scardinare qualche resistenza dei miei genitori l’ho dovuto trovare. Semmai il problema è stato quello di trovarlo tutto da sola. In questo l’età critica è quella dell’adolescenza: sicuramente si sente la mancanza di un alleato, quando si contrappongono le resistenze familiari al desiderio di affermazione e di indipendenza. Trovarsi però a dover risolvere questo problema di relazione con i genitori, che tutti attraversano in quell’età, non mi ha mai procurato un senso di solitudine.

La solitudine mi ha reso autosufficiente. Nulla, o quasi, mi spaventa. Se non ho mai fatto una cosa mi cimento e cerco di farla al meglio anche se qualche volta non raggiungo gli obiettivi voluti. 
Sono contraddittoria perché da un lato non amo le amicizie troppo strette, mi sembra di mettere a nudo qualcosa di me, di veramente intimo e non sono abituata. E di contro ho desiderio e bisogno di amicizie.

Il figlio unico ha il privilegio di scegliersi le sue amicizie e di eleggerne alcune a rapporti fraterni: in un certo senso può scegliersi i fratelli e le sorelle! Ma la cerchia è ristretta, riservata a pochi privilegiati.
Il vero limite del figlio unico, e questo è maledettamente vero, è  proprio quello che esiste una forma di affetto, di conflitto e di rapporto che non potrà mai sperimentare. E di questo posso dire di avere sofferto in diverse età della mia vita. Ma proprio per questo mi sono rifugiata nella famiglia,  mio padre e mia madre erano rocce sicure, esempi di vita e di moralità  da imitare.  Stimolo alla mia crescita. Essere figlio unico vuol dire non recidere mai il cordone ombelicale, sapere che c’è un porto sicuro dove approdare nelle tempeste.

Sicuramente avevo bisogno  di un piccolo nucleo di amici intimi, tali da surrogare in qualche modo fratelli e sorelle. Nella mia infanzia i fratelli e le sorelle sono stati i miei cugini, ma ti accorgi nel tempo, quando cresci, che comunque non sono fratelli.

Questo poteva rendermi più fragile ed esposta, ma nel mio caso posso dire di aver avuto fortuna, di essermi fortificata.
Sul tema del sopportare poco le brutte figure o tutto quello che faccia traballare l’amor proprio… mea culpa! Sono permalosa. Ma siamo sicuri che dipenda dal fatto che sono figlia unica? Potrei essere permalosa di carattere.
Sulla possessività per le cose e per le persone, non posso difendermi. La mia gelosia però è sporadica e rara, ragionata e razionale: deve essere proprio ben risvegliata per affacciarsi.
Manipolatrice? No di sicuro! Mi manca la vocazione alla sopraffazione, rispetto troppo gli altri, retaggio del carattere di papà e di una troppo inculcata educazione e rispetto verso il prossimo e la non violenza. Sopporto talmente ogni situazione in cui le cose non vanno come le avevo previste o volute che mi tocca quasi la vocazione al martirio e la palma della sopportazione. Resilienza è la parola chiave. L’importante è non fare vedere il dolore, ricacciare indietro le lacrime, non dare troppo nell’occhio!

Questo fa sembrare a chi mi guarda con superficialità che sono impenetrabile, a volte fredda, altezzosa, questo forse collima con il clichè della persona viziata!

In conclusione, nelle varie difficoltà, me la sono sempre cavata da sola proprio perchè figlia unica ho dovuto sempre trovare dentro di me le risorse.

Ma la solitudine non l’ho mai affrontata con sofferenza.
Un figlio unico può crescere bene come chiunque altro, solido ed indipendente.

La mancanza di fratelli e sorelle è sicuramente una carenza, ma non un’incompletezza della persona.

Volente o nolente, il fatto di essere figlia unica,  ho dovuto farla diventare una risorsa. Non mi è mai piaciuto piangermi addosso o chiedere aiuto. Muoio, ma faccio da me.

…..E poi quando si nasce si nasce soli e quando si muore si muore soli

P.S. chissà perché gelosa come sono dei miei sentimenti, delle mie debolezze, delle mie passioni, ho trovato il coraggio e la voglia di parlare di me. Sarà che sono in quella fase che volge al tramonto della mia vita, in cui si sente la necessità di fare qualche bilancio ad alta voce

25.08.2017

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