Le favole delle nonna….. Il Re saggio

In un paese vi era una grave carestia e un giovane fu costretto a partire in cerca di fortuna. Fatto il fagotto e salutata la giovane moglie partì. Cammina, cammina arrivò presso un re che per il suo regno cercava giovani uomini e  giovani braccia, fu così che il giovane fu assunto al servizio di quel signore.

Passarono gli anni e tra quel re e il giovane servitore si instaurò un rapporto di stima e di amicizia, e di anni me erano passati tanti  da quel primo incontro, quando un giorno il giovane, che tanto più giovane non era informò il suo signore e che voleva  tornare a casa, nella sua terra, da sua moglie, della quale dal momento della sua partenza, non aveva più notizie. Si presentò così  al cospetto di quel re che  era stato quasi un padre per lui, per congedarsi. Al momento dei saluti il re,  in segno di riconoscenza per il servizio prestato fino a quel momento gli regalò 3 monete d’oro.

L’uomo stava congedandosi quando il re lo fermò dicendo che  prima di partire voleva dargli un consiglio, ma in cambio avrebbe dovuto dargli  una di quelle monete d’oro ricevute poco prima. Il giovane, conoscendo la saggezza di quel re, accettò e il signore gli dice: – A ciumi trubbilu non passari u primu (Quando il fiume è in piena non passare per primo.

Stava dando gli utltimi saluti quando il re lo fermò di nuovo aggiungendo  che voleva  dargli un altro consiglio, ma anche per questo voleva  in cambio la seconda di quelle monete d’oro. Anche questa volta il giovane acconsentì perché grande era il buonsenso di quel re. E il signore gli disse: Cu cancia a starada vecchia pa nova sapi chiddu chi lassa e non sapi chiddu chi trova (chi cambia la strada vecchia per quella nuova sa quello che lascia e non sa quello che trova).

Finalmente  l’uomo era pronto  per dare l’ultimo saluto quando il re  gli dice richiese anche l’ultima mone d’oro  in cambio di un terzo e definitivo consiglio. Ed anche questa volta, anche se a malincuore, il giovane acconsentì. Ed il re gli disse: – L’ira da sira sabbala pa matina (l’ira della sera conservala per il mattino successivo).

L’uomo finalmente era pronto per la partenza  e quel saggio e buon re gli regalò un pane che avrebbe dovuto  mangiare e dividere con i suoi cari  solo quando sarebbe stato finalmente  seduto a tavola con la sua famiglia.

L’uomo finalmente partì di buona lena, voleva arrivare al più presto nella sua terra, da sua moglie.

Viaggiò in senso inverso in quei sentieri che aveva percorso tanti anni prima. Riconobbe i luoghi, le vie,gli alberi i villaggi. Il suo cammino era spedito, un solo pensiero, arrivare più in fretta possibile al suo paese, alla sua casa, alla propria moglie. Sulla sua strada  si frappose un fiume che conosceva per la sua grandezza perché lo aveva già attraversato in senso opposto durante il tragitto di andata. Ma se quel giorno lontono lo aveva trovato calmo e silente, adesso le sue acque scorrevano impetuose e trascinavano con sé ogni cosa. L’uomo voleva attraversarlo per tornare prima possibile a casa, ma si ricordò del primo consiglio ricevuto e pagato con una moneta d’oro, così sedette sulla riva aspettando che passasse la piena e quel fiume si acquietasse. In quel frangente gli si avvicinò un viandante e gli chiese come avrebbe  potuto attraversare il fiume considerato che aveva molta premura di raggiungere l’altra riva. L’uomo lo invitò ad aspettare con lui che il fiume si placasse, ma quello avvistata sulla riva una barca abbandonata la recuperò, la spinse la fiume ed incominciò a navigare. Ma le acque erano così turbolenti ed impetuose che quel viandante e la sua barca furono travolti e quel poveretto si disperse tra i flutti. Il nostro uomo riflettè contento che  quella prima moneta d’oro utilizzata per il primo  consiglio, era stata ben pagata. Così,  si addormentò aspettando che arrivasse l’alba.

Al mattino attraversò il fiume con tranquillità e riprese il cammino. Dopo diverse ore di cammino si fermò nuovamente perplesso perché davanti al lui la strada si biforcava. Da un lato la vecchia strada che conosceva, che aveva percorso all’andata. Dall’altra una via nuova. Un altro viandante gli si avvicinò e lui chiese dove conducesse quella via nuova che lui non aveva mai visto. Quegli gli spiegò che quella era una strada tracciata qualche anno prima per abbreviare il percorso, che sì passava per  un bosco dovesi raccontava che ci fossero dei briganti, ma in breve tempo conduceva  al paese che si trovava sull’altro versante della montagna. Dopo avergli dato le spiegazioni, il viandante lo salutò e proseguì il suo cammino imboccando la via più breve, quella nuova e più corta. Cosa fare? Il nostro uomo era perplesso prendere quella via che velocemente lo avrebbe condotto a casa o percorrere la strada più lunga, ma conosciuta. Gli tornò alla memoria  il  consiglio pagato con la seconda moneta d’oro al suo re, così decise di percorrere la strada conosciuta. Gli occorsero  ben due giorni di viaggio in più ma alla fine il terzo giorno il suo paese era lì davanti a lui. Le casette con tetti rossi e i camini fumanti, le stradine che ben conosceva. Finalmente era quasi arrivato e  i suoi  passi sembravano più celeri. Incrociò sulla strada  un capannello di persone che conversavano animatamente. Il nostro uomo si informò di cosa stessero parlando, di cosa fosse successo e quelli lo informarono che un viandante due giorni prima mentre stava percorrendo la via nuova che passava nel bosco era stato assaltato dai briganti che lo avevano derubato di tutto e lasciato moribondo nella via. Anche questa volta il consiglio del saggio re era stato provvidenziale e aveva consentito al nostro uomo di arrivare sano e salvo a destinazione.

Ancora una volta contento del saggio consiglio ricevuto, convinto che  il più era fatto,  si incamminò felice e soddisfatto verso casa. Camminava per le vie che conosceva e incontrava i suoi concittadini. Lui avrebbe voluto salutarli, ma nessuno lo riconosceva per la folta barba che gli era cresciuta durante i giorni del viaggio di ritorno. Finalmente la sua casa era lì, di fronte a lui, l’avrebbe riconosciuta tra mille. Si avvicinò guardingo e non volle bussare, ma da una finestra guardò quello che stava succedendo dentro casa.  All’interno riconobbe la moglie che stava conversando amabilmente con un giovane sacerdote.  E i due ridevano e la moglie lo riempiva di dolci carezze. L’ira assalì il nostro uomo, la gelosia gli annebbiò  il cervello, avrebbe voluto entrare in quella casa, e uccidere la moglie. Stava per mettere in atto l’atto scellerato quando gli tornò in mente l’ultimo consiglio del suo saggio re. Si allontanò furioso da quel luogo, riservando all’indomani la vendetta.

Girovagò a lungo e a sera andò a cercare ospitalità alla locanda del paese. Seduto a tavola, mentre solo e silenzioso stava mangiando, ascoltò, senza volere, i discorsi dei suoi vicini di tavolo, che guarda caso parlavano proprio della moglie del nostro uomo elogiandola come esempio di virtù,  bontà, sacrificio e dedizione. Quei commensali raccontavano che quella donna, lasciata sola dal marito partito tanti anni prima pur negli stenti e nelle privazioni,  non si era più risposata, ma si era dedicata completamente al figlio, che aveva fatto studiare ed era diventato prete,  prete amato da tutti di quel borgo.

A quelle parole il nostro uomo benedisse per l’ennesima volta il suo saggio re che con i suoi consigli prima gli aveva salvato la vita e poi gli aveva  impedito  di uccidere moglie e figlio. Andò a dormire soddisfatto aspettando io sorgere del sole.

Al mattino alzatosi di buon ora andò a bussare alla porta di casa dove finalmente moglie e figlio lo accolsero tra abbracci e lacrime dopo averlo tanto atteso. I due gli  raccontarono i loro lunghi anni fatti di sacrifici e rinunce.  Il nostro uomo raccontò dal suo canto  quello che aveva fatto e gli era accaduto  durante gli anni della sua lontananza, dell’avventuroso viaggio di ritorno e del suo saggio re che con i suoi consigli lo aveva aiutato sia durante la permanenza in quel regno e sia lungo la strada del ritorno.  Un’ultima cosa gli rimaneva da fare, aprire con i suoi cari il pane che il suo re gli aveva dato da consumare quando sarebbe stato finalmente a tavola con i suoi affetti.

La tavola fu imbandita e quel pane  fu posto al centro di quella tavola che vedeva la famiglia finalmente riunita. A quel punto il pane fu aperto e dal suo interno uscirono fuori oltre le tre monete d’oro, occorse a pagare i  tre consigli, tante altre che consentirono alla famiglia di vivere finalmente unita e tranquilla.

Mimma Fornaro

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