DONNE ….Franca Viola

« Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori »

(Franca Viola intervistata da Riccardo Vescovo[1])

Franca Viola in una foto d’epoca

Franca Viola nata ad  Alcamo il 9 gennaio del 1947  fu la prima donnaitaliana a rifiutare il “matrimonio riparatore”, diventando un simbolo della crescita civile dell’Italia nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne italiane.

La vicenda

Il 26 dicembre 1965, all’età di 17 anni, figlia di una coppia di contadini, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da uno spasimante sempre respinto, Filippo Melodia, imparentato con la potente famiglia mafiosa  dei Rimi, che agì con l’aiuto di dodici amici. La ragazza fu violentata e quindi segregata  per otto giorni in un casolare al di fuori del paese; fu liberata con un blitz dei carabinieri  il 2 gennaio 1966.

Secondo la morale  del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, ossia non più  vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l’onore  suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella e  additata come “donna svergognata e di malaffare”.

All’epoca, la legislazione italiana, in particolare l’articolo 544 del codice penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale  era considerato oltraggio allamorale  e non reato contro la persona.

Ma, contrariamente alle consuetudini del tempo, Franca Viola non accettò il matrimonio riparatore. Suo padre, contattato da emissari durante il rapimento, finse di acconsentire alle nozze, mentre con i carabinieri di Alcamo preparavano una trappola: infatti, quando rapitore e complici rientrarono in paese con la ragazza furono arrestati.

Subito dopo il fatto, la famiglia Viola, che aveva contravvenuto alle regole di vita locale, fu soggetta a intimidazioni: il padre Bernardo venne minacciato di morte, la vigna fu rasa al suolo e il casolare annesso bruciato.

Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. Durante il processo che seguì, la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d’amore, la cosiddetta “fuitina”, un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio, mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto.

Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 e quindi a 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena. Pesanti condanne furono inflitte anche ai suoi complici dal tribunale di  Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani. Melodia uscì dal carcere nel 1976 e fu ucciso da ignoti  il 13 aprile del 1978 nei dintorni di Modena, con un colpo di lupara.

Franca Viola in udienza papale

Franca Viola diventerà in Sicilia un simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze e ricevettero, dal suo esempio, il coraggio di “dire no” e rifiutare il matrimonio riparatore.

Franca Viola si sposò nel 1968  con un giovane compaesano con il quale era fidanzata dall’età di 14 anni, Giuseppe Ruisi, ragioniere, che insistette nel volerla sposare, nonostante lei cercasse di distoglierlo dal proposito per timori di rappresaglie. La coppia ebbe due figli: si trasferì a vivere a Monreale per i primi tre anni di matrimonio, per poi tornare ad Alcamo.

Giuseppe Saragat, allora Presidente della Repubblica, inviò alla coppia un dono di nozze per manifestare a Franca Viola la solidarietà e la simpatia sua e degli italiani. In quello stesso anno i due sposi furono ricevuti da Papa Paolo VI in udienza privata.

Il regista Damiano Damiani, nel 1970, realizzò il film “La moglie più bella”, ispirato alla vicenda e interpretato da un’esordiente e giovanissima Ornella Muti.

Franca Viola ha due figli e una nipote e vive ad Alcamo.

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