Gianluca uno di noi

     Gianmaria Miciluzzo è nato a Palermo il 24 Novembre del 1986, è venuto a mancare   il 19 Aprile 2003.

Io non l’ho conosciuto personalmente, ma attraverso un suo scritto trovato per caso navigando in internet. Era un ragazzo come tanti, con la passione del giornalismo e dell’Inter, ma con in più due genitori meravigliosi e una gran voglia di sorridere alla vita comunque bella. Riporto di seguito la sua ultima lettera scritta per l’anno del disabile.

Il punto di Gianmaria

DISABILI : A.D. 2003 ANNO DEL DISABILE

Mi è stato chiesto da più persone di scrivere qualcosa sui disabili, dal momento che questo è l’anno dei disabili, quindi le mie impressioni, cosa penso io di questo problema,come lo vedo e come lo vivo, visto che sono un disabile.

Parlare è semplice, viverlo è difficile, anche perché io vedo accanto a me persone, dalle più umili, alle più importanti, ai politici, ai religiosi, ai così detti volontari, che sprecano fiumi di parole, di comprensioni verso di noi, ma che poi alla resa dei conti, ti accorgi che ti hanno preso solo per i fondelli (questo è quello che penso ) non rendendosi conto che il più delle volte prendono in giro solo se stessi. Io posso parlare solo per la mia esperienza personale e diretta.

Faccio una breve cronaca della mia vita con le relative vicissitudini.

Io sono figlio unico, amatissimo dai miei genitori, tollerato da alcuni parenti che con finta cortesia ed affetto ti fanno credere che ti vogliono un bene, ma un bene, ma in realtà solo un cretino non capirebbe il loro atteggiamento ipocrita, ma siccome a me di loro poco importa, faccio finta di non capire, tanto il rapporto è così formale, che per dirla sinceramente tutta non me ne importa nulla.Di contro ho degli amici miei e dei miei genitori che mi vogliono un bene immenso e a cui ne voglio tanto anch’io. Quindi la legge di sangue, come si vede, il più delle volte, non vale a nulla anche per noi.

Ho frequentato da piccolo a M.no Pugliano la scuola materna e mia madre era presente, sempre, ho frequentato le elementari (fino alla 2° a Pugliano). Avevo tanti amici, senza retorica un paese intero, casa nostra era sempre piena di gente che mi voleva bene per quello che ero, con tutti i miei limiti, sono stato benissimo con loro e loro con me e li ricordo sempre con tantissimo affetto e debbo dire che mi mancano tanto a tal punto che con i miei ex compagni, insegnanti ci siamo dati appuntamento all’8 sett. 2014, per ritrovarci e confrontarci. E’ tanto forte il legame che ho con i puglianesi che ho rifatto lì la Prima Comunione con i miei ex insegnanti e compagni.

Poi mio padre ha deciso di tornare in Sicilia, il paradiso terrestre, la terra promessa e qua sono cominciati i miei problemi, con i compagni, le maestre. Per fortuna che c’era la Direttrice, la Dottoressa Paolina Basta Cammarata della scuola elementare, una donna corretta e tutta d’un pezzo che sapeva tenere a freno certe insegnanti “esagitate” altrimenti per me sarebbe stato drammatico ed oltremodo mortificante continuare a frequentare la scuola.

Quello che era più incomprensibile per me era il comportamento di alcuni insegnanti che, anzichè educare diseducavano gli alunni, roba da mandarli a casa, visto che non erano in grado di svolgere il loro ruolo. Infatti una maestra “d’assalto” aveva deciso di mandarmi via dalla sua classe perché non voleva disabili, infatti mi depenna dal suo elenco e mi spedisce in un’altra classe. Allora, la mia mamma mi parcheggia nel corridoio, va in direzione Didattica e nel giro di 30 minuti esatti ritorna col provvedimento della Direttrice che mi fa rientrare nella mia vecchia classe di appartenenza (ero in 4° elem.); la pulzella che credete che mi abbia reso la vita facile? Non ci pensate proprio.

Però avevo accanto a me il mio buon cane da guardia che era mia madre e che quando le cose andavano oltre la decenza, non mi volevo trovare nei panni della malcapitata, per cui per me era tutto ovattato, anche se venivo redarguito molto severamente dagli insegnanti perché raccontavo tutto a mia madre, e lei osava difendermi quando qualcuno tentava, scientemente, di emarginarmi o peggio mortificarmi. (divieto di partecipare alle recite o al coro etc…) Misteriosamente il mio profitto era un po’ più basso, mentre altri molto meno bravi di me avevano ottimi voti. Mistero…

Avevo cominciato a studiare pianoforte all’età di tre anni e mezzo, avevo cominciato a suonare in pubblico in parrocchia. Quasi alla fine delle elementari ho dato il mio primo concerto pubblico e ho fatto la mia prima mostra di pittura con discreto successo, anche economico per me.

Sicuramente penserete, merito delle insegnanti che mi hanno saputo indirizzare e sviluppato le mie potenzialità.

Nulla di più falso ! Le educatrici, in perfetta sintonia con la loro missione, mi hanno volutamente emarginato dicendo che con me era tempo perso perché disabile e quindi lento nell’eseguire i lavori.

Ma io ricordo che a Pugliano dipingevo e facevo dei lavoretti, si vede che l’aria della Sicilia mi aveva fatto rincretinire!!!! Ma allora come ho fatto vi chiederete, semplice.

Come inquilina quell’anno (1987) ho avuto una pittrice ucraina Lada Alekseychuk, la quale è rimasta allibita della mia profonda ignoranza e mi ha insegnato in pochi giorni, mettendomi nelle condizioni di preparare una mostra in un mese. Ci sono riuscitoooo!!!!

Durante questo periodo facevo parte del coro parrocchiale di Porticello.

Approdo alla scuola media, i primi due anni sono stati senza infamia e senza lode ma in terza media si scatena il finimondo, per essere più precisi durante le elementari avevo frequentato il corso di scacchi con un istruttore meraviglioso, e quando sono andato a Palermo a sostenere dei tornei alla scuola media Cocchiara, dove mi sono classificato primo, ho trovato una classe docenti, con la loro preside eccezionali.

Ma torniamo a Santa Flavia, la Preside litiga col Sindaco del comune di Santa Flavia (di opposta coalizione politica) ed allora ha pensato bene di usare il sottoscritto come merce di scambio per i suoi interessi scolastici e cercava di convincere la mia ombra a scendere a compromessi (impresa improponibile ed impossibile!!).

In quel momento via libera a tutte le meschinità, le mortificazioni, i boicottaggi ed i ricatti….in quel momento la tranquilla mia ombra onnipresente, cioè mamma è diventata una furia.

Mi era stato interdetto tutto dall’aula multimediale (frequentavo un corso di informatica), allo stare in palestra con i miei compagni, ( non parliamo di svolgere qualche compito oppure di fare teoria ! ) durante le ore di educazione fisica venivo lasciato volutamente solo in classe (ancora non potevo avere per l’età la carrozzina elettronica ), il mio cane da guardia arrivava all’improvviso, mi trovava solo in classe, senza che alcun bidello mi facesse compagnia, e non vi dico quello che succedeva, di tutto di più.

Credetemi sembravano delle barzellette, in tutto questo contesto il Provveditore agli studi di Palermo (per non assumersi delle responsabilità si autodefiniva “il fu Mattia Pascal ) era latitante, per non parlare del fatto che la preside mi voleva fare dichiarare handicappato mentale e non vi dico cosa non è successo tra la preside da una parte, e dall’altra mia madre con i medici della USL.

Denunce, ispezioni ministeriali, interrogazioni parlamentari, ed in quel periodo di allegra gestione c’è stato pure un caso di pedofilia che la preside (sempre lei ) ha ignorato e minimizzato…insomma di tutto di più…

Abbiamo avuto il privilegio di finire sui giornali, eravamo l’argomento del giorno e della notte…..

Tu pensavi di trovare solidarietà, comprensione, macchè, l’indifferenza regnava sovrana.

I miei concittadini, in quel periodo potevano esprimere un parere, positivo o negativo, ma ignorarti, questo no. Ebbene è quello che hanno fatto, noi disabili siamo esseri umani con la nostra dignità, col nostro carattere, bello o brutto, e questi erano i migliori, mentre gli elettori della coalizione politica della preside ci hanno tolto perfino il saluto.

Arrivano gli esami di terza media con gli ordini di scuderia dati dal capo d’Istituto, certamente non corretti. Ma siccome il Signore è giusto,sulla mia strada, come commissario d’esami, ha messo una Preside correttissima, Dott:Tanina Patti, che mi ha messo nelle condizioni di sostenere al meglio gli esami. Se avessi fallito era solo colpa mia .Sostenuto dai miei genitori (in particolare da mia madre, l’ombra è sempre lì) e da un terzetto di insegnanti (non preside-dipendenti ) esco con ottimo dalla scuola media.

Smetto di frequentare il coro parrocchiale di Porticello, perché il mio sensibilissimo e caritatevole parroco, che svolgeva al meglio la sua mansione pastorale, non aveva provveduto dopo 4 anni di richieste da parte dei miei genitori ed in particolar modo di mia madre, anche con lettere scritte a far inserire una pedana per tre stupidi gradini, dicendo che non era di competenza della parrocchia ma del comune, e viceversa . L’anno scorso a luglio a Porticello è arrivato un nuovo parroco e subito si è attivato a far predisporre lo scivolo per accedere in chiesa, dopo le varie pratiche burocratiche due giorni fa è stato realizzato. Dalla richiesta fatta per iscritto da mia madre alla realizzazione dell’opera, nona meraviglia del mondo, sono trascorsi appena 6 anni e nove mesi Pochi.

Durante l’estate del 2000 approdo al Festival cinematografico di Giffoni.

Ne ho approfittato per rivedere i miei ex compaesani ed ho avuto l’immensa gioia di trovare lo stesso intatto affetto di 8 anni fa, esattamente come se non mi fossi mai allontanato.

Per me, tornare a Giffoni, è stato come essere due volte essere in paradiso: la prima perché ho rivisto la mia terra, i miei amici, la mia casa quel mondo meraviglioso che avevo lasciato (voglio precisare che gli stupidi ci sono pure qui: a Battipaglia avevano posto delle fioriere davanti l’ingresso di un centro di riabilitazione per impedire l’accesso ai disabili. Fortunatamente è stato un caso isolato); la seconda per quello che mi ha dato come insegnamento di vita, come crescita, come esperienza, e secondo me è un valido banco di prova per noi adolescenti con tanti problemi generazionali, un posto dove si cresce in fretta e bene, si fanno esperienze indirette ma fondamentalmente per avere avuto l’opportunità di potere essere me stesso, indipendente, con i miei problemi di deambulazione, e soprattutto di essere uguale agli altri.

Sono stato ospitato al Convento di San Francesco, edificio di nuova costruzione, ( infatti risale al 1300 ) e non ho trovato barriere nè esteriori né interiori.

È stato un periodo di aggregazione e di amicizia con altri ragazzi, un posto dove abbiamo scherzato, ci siamo divertiti e lavorato seriamente, almeno io.

Il rivedere i miei ex compagni di scuola, le mie ex insegnati, i miei ex compaesani è stata un’esperienza unica, meravigliosa, esilarante e mi ha fatto capire cos’è l’Amicizia, anche se non ti frequenti tutti i giorni . A Giffoni, mi sono creato tanti amici con i quali sono ancora oggi in contatto, anche se la conoscenza è stata fugace, ed in tutto questo contesto, continuavo ad essere disabile. Quest’anno ci tornerò. L’anno scorso non ci sono potuto andare perché a Palermo è venuta a giocare l’Inter ed io da bravo tifoso ho scelto…. l’Inter per questioni di ..cuore.

Approdo al Liceo a Bagheria e comincio ad intravedere una realtà diversa.

Abbattimento delle barriera architettoniche (alla scuola media pronunciare questa parola era una bestemmia !!) trovo un Preside eccezionale, di pura fede interista, e un insegnante di educazione fisica in gambissima. (anche lui di pura ideologia interista ), per non parlare dell’intera classe docenti, bidelli ( ho fatto pure amicizia con un bidello juventino…).

Per rendermi il percorso più agevole, il prof. Licari ha fatto risistemare degli scivoli già esistenti, ma la cosa più bella è stato quando con lui ho potuto finalmente fare pratica di educazione fisica.

Facevo l’arbitro di calcetto e basket, nella mia scuola ed ai miei compagni perfettamente sani! Altro che rimanere da solo in classe come in terza media !!!!

Finalmente potevo fare tutto quanto grazie al Prof. Angelo Licari e grazie a mia madre.

A questo punto direte che i problemi sono finiti….

Diciamo di sì relativamente a quelli scolastici, ma c’erano quelli dell’esterno… per esterno intendo la gente comune, anche conoscenti che ti guardano con un certo stupido pietismo, che ti considerano dei poveri deficienti, ed a questo proposito ricordo che quando nel ‘95 ho partecipato allo Zecchino d’oro arrivando alla finalissima al Don Orione, una stupida madre mi chiese che ci facessi io lì visto che non camminavo, e le ho fatto notare che cantavo con la testa, non con i piedi.

Certamente la mia non è una vita facile, ma sicuramente agevole, ho dei problemi reali che sono legati ai movimenti, a scuola per le versioni di greco vengo aiutato da una compagna a utilizzare il vocabolario, per quelle di latino uso il dizionario in CD col mio portatile, ho bisogno di chi mi mette sulla carrozzina elettronica e poi io posso muovermi liberamente.

Con i miei genitori sono stato in viaggio sia con l’aereo che col treno, la nave, la macchina, sono stato perfino sul Colosseo, i miei mi hanno salito su col passeggino, sono stato a teatro, a cinema, in giro per i musei , in gite scolastiche quali siti archeologici, dappertutto, e quando mio padre non c’era io avevo sempre mia madre, e non l’ho mai sentita lamentarsi , imprecare, infastidirsi, se c’era un problema mi diceva sempre: “non ti preoccupare, vedrai che ce la caviamo, troveremo sempre qualcuno che ci darà una mano” e così era ed è stato sempre, ed è tuttora.

Per cui quando sento dire che i disabili non conducono una vita normale mi viene da ridere, evidentemente non hanno avuto una mamma come la mia, evidentemente i loro padri si lamentavano. Il mio, no, anzi quando la sera andavamo all’Interclub a vedere la partita, lui ci faceva trovare la cena pronta ed era tutto contento di essersi reso utile .

Certamente i politici potrebbero fare di più e meglio, ma non fare nuove leggi, basta che i comuni applichino quelle già esistenti. Tutti parlano di volontariato, ma è un volontariato retribuito dove si vanno a trascorrere delle ore in alcuni centri senza risolvere i problemi senza dare una mano d’aiuto reale.

Io sono orgoglioso di quello che faccio e lo faccio grazie a mia madre, non ho mai visto un volontario darci una mano, ma solo sciacalli che ti spennerebbero vivo per avere qualcosa, e quando a casa nostra transitavano questi elementi mia madre li metteva alla porta, seppure educatamente.

Il disabile è quella forma di guadagno, esentasse da spennare, e se tu chiami una signora ad aiutarti non ti chiede il giusto, ma, con un certo tono ti fa capire o ti dice, tu hai bisogno di me, il tutto condito da una manifestazione d’affetto che non ha.

Ricordo una signora che si è presentata a casa nostra circa tre anni fa per fare volontariato e chiese a mia madre la modica somma di lire tre milioni (!!!!!) al mese, all’epoca c’era ancora la lira, e 100.000 lire a notte per fare compagnia a mia madre quando mio padre era fuori per lavoro.

Mia madre ha ringraziato la servizievole e caritatevole donna di chiesa, mandandola a quel paese col mio beneplacito.

Ricordo il flusso di gente che si presentava e si presenta a casa mia per le elezioni, per chiedere voti, in cambio di aiuti x disabili, gente che quando mi incontrava prima non mi conosceva o mi ignorava, che non mi ha sostenuto quando ne avevo bisogno per le mie vicissitudini con la preside, ora non solo avevano la faccia tosta di venire a chiedere voti dicendo che avrebbero fatto chissà cosa per me una volta eletti, ma erano pure amici…

Mi astengo dal riferire cosa ha risposto mia madre. È irrepetibile.

Ricordo che prima che iniziasse il giubileo, avevo scritto al sindaco di Roma, che in quel periodo era F. Rutelli, per chiedergli di avere noi un po’ di spazio, ovviamente parlavo per me, gli inviai delle preziose pubblicazioni, visto che il nonno era bagherese e che la sua solerte segretaria gli ha consegnato, ( notizia verificata ) non solo non mi ha risposto, ma non si è neppure degnato di ringraziarmi.

Poi dopo avere fatto il salto di qualità, dall’Asinello all’Ulivo, in occasione della campagna elettorale, mi ha scritto per chiedermi voti (dimenticando che io ero minorenne) ed io gli ho risposto dicendogli che non ero merce di scambio e come mai non mi avesse risposto all’epoca, quindi mi rispolvera per la campagna elettorale, ma non se ne vergogna? Però non è il solo, è in buona compagnia. Si, si.

Tanto è in buona compagnia che l’attuale sindaco di santa Flavia, mio medico, alla richiesta di mia madre di far togliere delle fioriere, che ostruivano lo scivolo per accedere dal mio barbiere, ha risposto cristianamente e con ottimo senso del dovere di medico: “digli di cambiare barbiere”.

Ottima, sensata risposta da parte di un medico e primo cittadino, quindi si parla di un rappresentante delle istituzioni !

E non è certo migliore il suo collega di Bagheria che quando è stato eletto due anni fa ha invitato tutti i disabili a salire sul palco e brindare con lui al nuovo anno (!!!!!!! ), poi trovandosi nel mio liceo ed essendo là io, ha permesso che un fotografo del giornale di Sicilia scattasse la foto di gruppo decapitandomi, e sebbene gli insegnati facessero notare la poca correttezza del gesto, lui ha fatto finta di niente, mi ha dato in compenso (quale onore ! ) una fugace pacca sulla spalla e via…

Certo loro sono molto sensibili ai problemi dei disabili, elargiscono fondi e danno locali alle varie associazioni, ma credetemi, per esperienza diretta, il tutto è di uno squallore.

Quelle volte che ci ho messo piede per contentare mia madre, mi sono sentito mortificato, svilito, annichilito, mi sembravano tante bestiole, lontani mille anni luce dalla mia condizione di disabile, ho provato solo tanta rabbia e impotenza a dare loro una mano.

Ricordo che l’anno scorso un insegnante del mio liceo, mi aveva iscritto ad un corso di hokey, per disabili.

Io per contentare lui e mia madre ci sono andato per ben due volte, la terza volta non sono riuscito ad andarci. Ho visto i disabili, ho visto le loro famiglie, ho visto mia madre, ho visto la notte ed il giorno, me ne sono scappato, ho detto che per impegni di studio non potevo partecipare.

Quando ho visto quei disabili, che sembravano contenti ,come i cagnolini che scodinzolano in attesa dell’osso, mi si è stretto il cuore. Erano contenti di una gita, fatta in occasione di una partita e poi non facevano altro Che squallore, che pena mi facevano.

Avrei preso le loro famiglie a calci, non è che li maltrattassero, ma erano depressi, tristi, non c’era l’ombra di un sorriso neppure accennato, ed era come se dicessero, e qualcuno anche a parole, << che sacrificio >>, ma allora mia madre che dovrebbe dire? Lei si diverte con me, ridiamo, scherziamo, siamo andati perfino a ballare (fino a 10 anni ballavamo insieme ovviamente io in braccio a lei ) è bello stare insieme e fare tante cose andare dappertutto, anche nei posti più pericolosi, secondo mio padre, (che teme sempre per noi ) e che dice che lo facciamo stare in ansia, e ci vieta di andare allo stadio perché teme che ci possa accadere qualcosa di brutto

E a proposito di stadio, giusto che stiamo parlando di problemi ne voglio raccontare uno che forse vale per tutti. Il 21 luglio dello scorso anno a Palermo si è disputata allo stadio della Favorita la partita amichevole Inter- Benefica.

Voglio raccontare l’aneddoto prendendo il pezzo del mio articolo, pubblicato sul mio giornale ed in internet si trova su www.nerazzurro.it alla rubrica “Il punto di Gianmaria”:

In occasione della partita il mio giornale ha inviato regolare richiesta all’Ufficio Stampa dell’Inter, e precisamente al dr.Giuseppe Sapienza, regolare richiesta di accredito presso la Tribuna Stampa dello Stadio della Favorita in occasione della serata di beneficenza.

La Società Milanese provvedeva pertanto a rilasciare regolare accredito al mio giornale e precisamente al sottoscritto quale giornalista di detta testata.

Al momento di salire in Tribuna Stampa, l’addetto alla sicurezza ( Castano Antonino ) poneva il suo veto in quanto io non vi potevo accedere.

Fatto presente che ero in possesso di regolare pass per la Tribuna Stampa, l’addetto alla sicurezza continuava a ripetere che non era possibile che io andassi in Tribuna e che io sarei dovuto stare con i disabili nel parterre dello stadio, in quanto a me era vietato accedere sopra perché l’ascensore arrivava fino al primo piano, e che dovevo pertanto ritirare i biglietti per disabili in portineria.

Ma io ero già stato allo stadio, alcuni mesi fa ospite della Palermo Calcio e ricordo che l’ascensore si fermava non al primo ma al quarto piano, inoltre per accedere alla tribuna stampa bisogna salire due rampe di scale, non molto lunghe con dei gradini bassi e rivestiti di materiale antiscivolo, quindi per mio padre che mi prendeva in braccio non era molto difficoltoso salire su.

Essendo irremovibile l’addetto alla sicurezza siamo andati nel parterre, dove vi sono della gradinate che erano piene di tifosi, come si può evincere dai filmati della partita, inoltre proprio alcuni ragazzi si aggrappavano come scimmie alla grata che divide il campo dalle gradinate, e non solo impedivano ai disabili di assistere alla partita, ma era pericoloso anche per la loro incolumità fisica. Ma questo alla sicurezza poco importava.

Inoltre, dubito che in caso di incendio o di terremoto o di chissà quale altra calamità naturale, sarebbe stato possibile con gli spettatori delle gradinate del parterre mettere in salvo i disabili con quella marea di gente pronta scappare e pensare di mettersi in salvo.

Pur di evitare altri discorsi spiacevoli siamo andati nel parterre, malgrado alcuni dirigenti della Palermo calcio avevano fatto notare che io sarei andato su in qualità di giornalista che avrebbe svolto il suo lavoro e non per favoritismi.

Senonché il dr. Sapienza, non avendoci visto, ci ha chiamato al telefonino pensando che io avessi rinunciato ad assistere alla partita nonostante la richiesta pervenuta dal giornale.

Quando ha saputo che eravamo nel parterre, ci ha fatto salire su in Tribuna stampa assumendosene tutte le responsabilità e l’addetto alla sicurezza nulla ha potuto ribattere.

Io posso solo ringraziare il dr. Sapienza, che rappresenta al meglio La Beneamata, dando a tutti la possibilità di occupare il ruolo e lo spazio che compete ad ognuno di noi, nel pieno rispetto delle dignità individuali e voglio raccontare un episodio raccontatomi dal Dr. Sapienza ,avvenuto durante la partita Inter- Feyenoord , quando in tribuna stampa è arrivato un giornalista nipponico, disabile.

L’Inter si è attivata a fare smontare i seggiolini , organizzare in tempi brevi un tavolinetto e tutto l’occorrente per poter il corrispondente svolgere il lavoro per conto del suo giornale.

Mah…. è questione di mentalità e duttilità…

A questo punto è doveroso, non per fare sterili polemiche, ma per correttezza d’informazione, fare alcune precisazioni circa la sicurezza dello stadio per gente perfettamente autonoma.

Quando sono salito nella gradinata della tribuna stampa, ho notato con mio grande rincrescimento che la così detta sicurezza è una parola astratta, in quanto le balaustre mancavano in alcuni punti della piattaforma, le ringhiere erano inesistenti, i paletti erano privi delle barre orizzontali a protezione dei tifosi, quindi sull’ultimo anello si fanno salire gli spettatori non curandosi della loro incolumità fisica. Alla faccia della sicurezza. !!!!

Mentre nel mio caso che sarei stato seduto sul corridoio protetto sulla mia carrozzina era pericoloso così come era pericoloso stare in tribuna Vip, alla quale si accede direttamente dal piano in cui si ferma l’ascensore!!!

Quest’ultima soluzione era stata prospettata dai Dirigenti della Palermo Calcio e precisamente dal presidente dr. Sergio D’Antoni, per darmi la possibilità di svolgere il mio compito al meglio nel caso in cui ci fossero state difficoltà a salire in tribuna stampa.

Ho voluto raccontare questo episodio capitato a me che sicuramente non è l’unico successo.

Poi queste stesse persone, che si comportano come se fossero dei gerarchi, se tu li intervisti ti dicono pure che loro farebbero chissà quali cose per i disabili e magari farebbero pure volontariato !!!!

Sono cose che non tollero. Credo comunque che questo non avvenga solo a Palermo, ma un po’ dappertutto, io parlo della mia città perché vivo qua e perché credo che se tutto filasse liscio non si parlerebbe dei diritti dei disabili e non si dedicherebbe loro un anno per ricordarli, basta comportarsi con un po’ più di rispetto e sensibilità che non ci sarebbe bisogno di dedicargli un anno per educare la gente.

Allora l’anno prossimo che non è l’anno del disabile veniamo messi nel dimenticatoio ?

Io non sono e non mi sento disabile, almeno mentalmente, perché vivo in una famiglia meravigliosa, circondato da ogni tipo di comfort, integrato nel mondo che mi circonda, felice e quindi sereno ( anche se non sempre tutto mi è consentito ) e tutto questo grazie alla mia fedele ombra che mi segue dappertutto e che vigila su di me in ogni senso, non tollerando neppure uno sguardo fuori posto nei miei confronti. Invece vedo le altre mamme che quasi si adagiano in una realtà del genere e mi fanno rabbia, perché non deve essere lo Stato a dare dignità ai disabili, ma come mi ha insegnato mia madre, il primo rispetto nasce da noi stessi, se noi ci autorispettiamo anche gli altri ci debbono rispettare, sennò non serve a nulla chiedere rispetto . Infatti io mi faccio la mia vita, non rompo le scatole al prossimo, non voglio essere infastidito, e non infastidisco ognuno per sé.

Io noto e avverto che mia madre se la prende quando vede un velato disprezzo o un malcelato pietismo, o peggio una indifferenza mortificante ed io le dico di lasciar perdere perché tanto ci sono abituato (anche se poi mi dispiace), però poi guardo la gente attorno a me, tantissima gente meravigliosa che mi vuole bene ed a cui io ne voglio, e non mi dispero più di tanto. Gli stupidi e gli imbecilli non meritano alcuna considerazione per cui è meglio ignorarli e non sono loro che ignorano me, ma io loro.

Certo con dei genitori simili me lo posso permettere, chissà se con altri avrei potuto farlo.

E proprio in quest’anno del disabile, ho avuto modo di constatare dopo tre mesi da che è iniziato, che non è cambiato nulla, che tutto è come prima e non cambierà nulla, perché le vere barriere sono dentro di noi. Le prime ad essere rimosse dovrebbero essere quelle interiori, poi verranno le altre e se non viene il tutto dall’interno delle famiglie a nulla servono le istituzioni.

Queste possono fare molto se le coscienze sono sensibili, e se i genitori non imparano a voler bene i propri figli, ad accettarli per quello che sono dando loro una qualità di vita degna di questo nome a nulla vale il volontariato, che dovrebbe essere fatto con carità cristiana, e non a scopo di lucro.

Io ringrazio Dio di avere avuto dei genitori simili, e mi reputo, fortunato, molto fortunato, non è da tutti. Vero è che mia madre mi fa disperare, ma io le voglio lo stesso tanto bene.

Infatti le dico sempre, come farei senza di te. Meno male che ci sei tu.

Ho scritto questo articolo un po’ lungo, lo vorrei dare al mio redattore, ma so già in partenza che lui me lo ripulirebbe per non urtare la “sensibilità” (si dice così ? ) di certe persone che potrebbero prendersela, io invece penso che costoro dovrebbero meritare tutti i rimproveri che scaturiscono dalla loro ipocrisia e dai loro comportamenti derivanti dai loro poco sensibili comportamenti. So che queste parole cadranno nel vuoto, o forse no, non si sa mai che qualcuno possa avere un barlume di coscienza sociale, di sensibilità.

E a proposito di sensibilità sarebbe giusto che i parcheggi per disabili venissero lasciati liberi per consentire loro di potere parcheggiare, potere scendere dalla macchina senza rimanere bloccati per ore alla ricerca di un parcheggio.

I vigili ed i carabinieri dovrebbero vigilare di più. Sarebbe bello che i politici ci dessero una mano, che istituissero dei corsi di preparazione presso i comuni per spiegare ai loro dipendenti la legge 104 e la legge 13 e dare loro le direttive giuste per applicarle, istituire dei consultori dove educare le famiglie, aiutarli a superare certe difficoltà, ( che a volte non accettano per ignoranza, vergogna, paura o semplicemente per mancanza di denaro ), spiegare loro cosa sono certe patologie, come curarle, fare accettare loro una realtà diversa, aiutare chi economicamente non può sostenere certi oneri (ma realmente, non per favoritismo), insegnare, con del personale specializzato come far vivere meglio i disabili, non occorre portarli nei centri, lì si potrebbero portare quei malati gravi a cui la famiglia non è in grado di dare loro, la giusta assistenza, il resto dovrebbe stare nelle famiglie e inserirli nella società. I soldi per le varie associazioni, tenendo aperte solo quelle altamente specializzate e attrezzate, si potrebbero impiegare in modo diverso, retribuendo personale paramedico e gente qualificata che possa dare una mano alle famiglie. Ci sono casi in cui non servono due braccia, ma quattro per portare avanti una famiglia, spesso numerosa.

La classe dirigente potrebbe mantenere le promesse fatte in campagna elettorale non per avere i voti, ma perché veramente hanno preso coscienza di certi problemi che oggi hanno alcuni, ma che un domani, anche a causa di uno stupido incidente stradale potrebbe toccare a loro.

G.M.M.

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