Ad Amabilina con la famiglia Palermo che ha accolto mia Mamma nella propria casa

Vinto il concorso come Maestra, concorso regionale, mia madre fu assegnata ad Amabilina, frazione di Marsala in Provincia di Trapani. Da quel luogo sperduto e lontano, che aveva raggiunto dopo un viaggio interminabile cambiando due treni, il secondo dei quali da Palermo a Trapani  a carbone,  poichè non vi era l’elettrificazione della linea ed infine a piedi lungo quel lungo rettilineo che da Trapani portava ad Amabilina, comincia quella che lei ha sempre considerto la sua Missione: l’insegnamento.

Lì non vi erano nè alberghi nè pensioni, ma solo il grande cuore della gente del luogo. E lì, pur in quella dignitosa miseria,  mia madre fu accolta come un’autorità. La Maestra che veniva dalla grande città e che sapeva tutto ed era lì per istruire i loro figli, i figli di quei contadini che lavoravano nel latifondo per il padrone e che non sapevano nè leggere, nè scrivere e firmavano con un segno di croce.

La famiglia Palermo ospitò mia madre e il capo famiglia dispose che la Maestra dovesse avere la stanza matrimoniale ed il loro letto. Per  loro quel poco di affito che pagava mia madre, diventava una grande risorsa. La moglie si chiamva Anna ed avevano due figli: Rita, la maggiore e Salvatore il più piccolo. Il lavoro del capofamiglia era duro, partiva al mattino e tornava la sera con il viso bruciato dal sole e la schiena spezzata.

Di giorno mia madre insegnava a quei bambini affamati di sapere. La sera poi il piccolo borgo si riuniva a casa della famiglia Palermo per ascoltare i racconti e le descrizioni che mia mamma faceva della grande e lontana città: Messina, della sua vita, della sua infanzia, dei suoi genitori. E poi descriveva la geografia dell’Italia e del mondo, raccontava la Storia patria e il volto di quegli uomini e quelle donne, usi alla fatica e che nulla conoscevono e sapevano di quel che avveniva oltre le polverose stradine delle loro umili case, si illuminava e con modo rispettoso ponevano domande per sapere di più e di più e la loro fantasia percorreva città e continenti, attraversavano la storia e conoscevano e si identificavano in eroi e filosofi.

Pur nelle ristrettezze e pur se lontana dai suoi genitori amatissimi,  quegli anni furono per mia madre importanti e felici. Poi nel 1954 sposò mio papà e nel 1955 nacqui io. Dopo la mia nascita mia madre tornò ad Amabilina e mi portò con sè, sempre unite noi due.

Salvatore e Rita crescevano, Rita aveva fatto un corso di sarta e cominciava a guadagnare qualche cosa. Tanto l’affetto nei confronti di mia madre e della nostra famiglia che il sig. Palermo chiese ufficialmente a mio nonno Lillo che gli desse il grande onore di cresimare il figlio Salvatore. Così fu e da quel momento ci fu il cosiddetto “sangiovanni” e ci chiamammo compare e comare.

Mia madre ebbe poi il trasferimento in provincia di Messina e quella famiglia negli anni ’60 si traferì a Brescia, nella ricca Lombardia, ma l’affetto verso di loro si è sempre mantenuto immutato, anche se la distanza ci impediva di frequentarci con costanza. Con Salvatore ancora oggi ci sentiamo nelle feste canoniche per scambiarci gli auguri e in quelle occasioni ricordiamo con immutato affetto e nostalgia le persone sempre care e gli episodi del passato che hanno legato le nostre famiglie 

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