Volevano i soldi per Giampilieri. Il governo li spese alle Eolie

 
Non sanno nemmeno dove cercare i morti, se in terra o per mare. A Scaletta Zanclea il torrente si è ripreso il suo posto, travolgendo le case costruite sul greto e risucchiando verso lo Ionio un palazzo che occupava la foce: lo abitavano i Bonfiglio e i Ruscica, che non sono fra i vivi e non sono fra i morti. Ci sono ancora due metri di fango daspaccare e tuttounmare dabattere. A Giampilieri si è invece trovato il corpo di Simone Neri, 29enne sottocapo della Marina, che ha salvato nove persone, trascinandole sui tetti. Per cercare di risalire il pianto diun bambino, è rimasto travolto. Battista invece è vivo, gli tremala bocca quando parla, sta seduto ma scomodo sulla grande poltrona bianca del residence di Ganzirri, dove soggiornano gli sfollati. Gli s’è impastata la memoria, “dovrei avere 73 anni, al massimo 74. Sono nato nel gennaio del 1932”. Vuole tornare nella casa di tutta una vita, ma non c’è più. memoria Non è l’unico ad aver perso la memoria.

I governanti, per esempio, in questo Paese di profeti: “Sapevamo del rischio”, dice il premier e così come il ministro Stefania Prestigiacomo. Lo sapeva, ma il suo ministero aveva scelto – d’intesa con quello dell’Economia – di destinare i soldi per combattere il dissesto idrogeologico a zone assaimenopericolanti, mamolto più patinate. Al suo tavolo era arrivata nell’ottobre del 2008 (nell’anniversario dell’alluvione, quella sì realmente profetica, del 2007) la richiesta della giunta siciliana sugli interventi da compiere per mettere in sicurezza il territorio. L’assessore regionale Giuseppe Sorbello (poi rimosso) era venuto a Giampilieri, accompagnato da Filippo Panarello, deputato dell’Ars nato sulle rampe della montagna mutilata. Con loro, la gente del posto, costituita in comitato civico. Sorbello definì con i tecnici e con il Comune di Messina un intervento urgente, dal costo di circa 1 milione di euro. Il progetto del geologo Carmelo Gioè da 11 milioni – che avrebbe assicurato tutta la zona in modo robusto – rimaneva sul tavolo, ma sarebbe stato finanziato con i fondi dell’Europa, che arriveranno entro il 2013. “Intanto servivano opere di assestamento, limitate ma certe”, ricorda Panarello. La Sicilia bolla questa richiesta con la sigla R4, rischio 4, il più alto nel pacchetto che deve valutare il ministero. Ma Tremonti e la Prestigiacomo cambiano la classifica. Il decreto 0931 del novembre 2008 rende operativo “il Piano strategico nazionale e di intervento per la mitigazione del rischio idrogeologico”, e “finanzia n.150 interventi di difesa del suolo”. Per la Sicilia, si legge, sono approvati “n.6 interventi per un importo complessivo di euro 7.607.600,00”. Nello stesso decreto ci sono altri 105 milioni per “sistemazione del suolo”, e 71 progetti isolani ne giovano. Giampilieri e Scaletta vengono ignorati. È più urgente la “riqualificazione ambientale della litoranea nord di Trapani”, in parole povere: una bella lustrata al lungomare. Il costo: 10 milioni. A Trapani vanno altri 1.800.000 per opere di difesa costiera.

Poi ci sono le spiagge dei turisti e tre interventi sonoprevisti alle Eolie perun complessivo milione di euro, quanto aveva chiesto la Regione per rinforzare la montagna messinese. “Lavori urgenti per la protezione, il ripascimento ed il risanamento ambientale della baia di levante nell’Isola di Vulcano”, e poi “lavori urgenti di ricostruzione della spiaggia a protezione dell’abitato in zona Sopra Lena dell’isola di Stromboli”. Infine un ritocco anche per la più piccola delle perle, quella Panarea dove la Prestigiacomo va a rilassarsi nella villa di famiglia, durante le ferie: e così altri 288 mila euro se ne vanno “per la protezione e sistemazione dell’area costiera e del water front in località San Pietro, Panarea”. E nonostante tutti – giurano loro – sapessero della montagna friabile di Giampilieri e delle case azzardate a Scaletta, il governo considerò più urgente “il ripristino della barriera artificiale di Ganzirri, dissestata dai marosi”. Costo: 500 mila euro. i cavalloni I “cavalloni” stavano davvero allarmando gli abitanti a due passi da Cariddi, dove lo Sicilia è più vicina al continente. Tanto che la Regione li aveva classificati “R3”, rischio 3: un grado sotto rispetto alle zone straziate. Questi territori sono stati ignorati dal governo, eppure il caso di Giampilieri è da manuale di quel dissesto idrogeologico che è causa dei finanziamenti: “Fino a 30 anni fa era tutto terrazzato, si coltivavano agrumi, c’erano gli olivi, i vigneti”, ricorda Domenico Vasile, anche lui sfollato. La montagna era sana, i campi drenavano, le radici dissetavano anche i temporali, che sono sempre esistitimafanno danni solo da quando l’agricoltura è stata abbandonata e le terre bruciate. E le vite spezzate: Simone Neri, prima di risalire il fango per cercare il bambino e trovare la morte, ha telefonato alla ragazza. “Qualsiasi cosa mi succeda, ricordati che ti amo”.

di Marco Bucciantini – 05 ottobre 2009
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