Lombardo chiude l’ente porto di Messina …. ma è l’unico ente siciliano che ha sviluppato progetti e realizzato importanti opere …

 
 
         Quali i veri motivi dello scioglimento dell’Ente Porto di Messina ? Molti se lo chiedono, almeno quelli che sono a conoscenza che l’ente è uno dei pochi esempi di “ente pubblico siciliano” che è riuscito realizzare importanti progetti e dato posti di lavoro per l’asfittica economia messinese che si regge essenzialmente sul porto.

L’assessore Venturi  è trionfante perché, secondo lui “Finalmente un organismo inutile  servito solo a pagare consulenze e gli emolumenti degli amministratori sara’ chiuso” (Fonte AGI).

E’ difficile comprendere chi lo abbia informato sulla situazione operativa dell’ente così come appare diffice comprendere il giubilo di un giornale messinese che non  ha nascosto la gioia nell’apprendere la notizia.

Eppure, nell’ottica dell’autonomia, l’ente porto si può considerare come l’ultimo baluardo contro l’occupazione militare italiana di Messina. Infatti, era nato per gestire la realizzazione del  PUNTO FRANCO a ella città, che è stato per moltissimi anni la ricchezza di questa Città capitale del Mar Mediterraneo.

Tra le realizzazione dell’ente si annoverano grandi opere pubbliche. L’enorme bacino di carenaggio di oltre 200 metri dal costo di sette milioni di euro;   la degassifica del valore di  tredici milioni di euro; la realizzazione dei  Cantieri Cassaro che è costato oltre due milioni di euro; il mega ponte giallo necessario per costruire le navi (ancora visibile accanto alla cittadella), ed era stato finanziato con sei milioni di euro, fino all’anno scorso, il punto franco.

A fronte di ciò pensiamo che la Giunta regionale probabilmente ha ben altri reconditi motivi per aver pensato di riconsegnare nelle mani del governo nazionale la gestione del porto di Messina attraverso la Capitaneria di Porto.

I veri fallimenti sono nazionali e si possono ricondurre ai CANTIERI SMEB di Messina le cui colpe politica sono da addebitare esclusivamente all’ex assessore regionale Marina NOE’  a carico della quale il PM di Messina,Federica Rende, ha chiesto la condanna a due anni per abuso d’ufficio proprio per fatti relativi alla gestione della curatela della SMEB.  Ma il danno SMEB va ben oltre perché ha trascinato con se degassifica ed i cantieri Cassaro, nonché gli impianti del bacino di carenaggio  in gestione, che tornati all’ENTE PORTO sono stati affidati ad una ditta di Napoli.

Ben prima erano stati chiusi i cantieri del l’Arsenale Militare (1.000 operai), e sono in pericolo anche i Cantieri Rodriquez dove progettavano e costruivano aliscafi.

Un disastro, che appare pilotato per scippare i brevetti siciliani con tutta la cantieristica d’avanguardia per la progettazione e costruzione di navi veloci e navi ad alta velocità.

La decisione del governo Lombardo di sciogliere l’ente porto di Messina  appare come una operazione di demolizione di una struttura portante dell’economia messinese e dell’intera Sicilia.

La gestione ora passa nelle mani dei privati e della Autorità Portuale Italiana istituita da pochi anni,  e forse,  incostituzionale in Sicilia. Il demanio appartiene alla Sicilia, con questo Ente Italiano e con la Capitaneria di Porto Italiana si riduce enormemente il controllo e la gestione del proprio mare al Popolo Siciliano, arrivando a negare l’accesso ad aree storicamente pubbliche di notevole interesse paesaggistico e culturale.

La città di Messina è stata espropriata di tutti gli strumenti locali di gestione del suo grande porto, il più grande porto naturale del Mediterraneo.

Mai, nel corso di 27 secoli di storia marinara di questa città, le strutture organizzative e le maestranze cittadine erano state ridotte a questo livello di emarginazione ed esclusione dalla gestione e dalla partecipazione ai progetti di sviluppo portuale su cui ruota tutta l’economia della Città.

E’ stato necessario l’arrivo di un governo che si dice autonomista per completare l’opera di demolizione di un sistema portuale che con tutti i suoi limiti dovuti alla scarsa propensione della casta politica regionale di “amministrare” per la Sicilia, che conserva ancora il più grande compartimento Ferrovie dello Stato della Sicilia.

Con un governo a guida autonomista o presunta tale, il sistema portuale e la flotta delle navi traghetto dà lavoro a migliaia di persone e corrispendi stipendi e pensioni ad oltre dodici mila persone.

L’operazione Lombardo fa prevedere un disastro anche nel settore dei posti di lavoro perché si prevede una forte riduzione del personale (circa  3.000 unità)  nel compartimento di Messina.

In poco tempo si passerà da oltre dieci mila addetti nel settore navale e portuale .

 Un disastro pilotato dicevamo. A chi giova è facile immaginare. I soliti furbetti della finanza vicina al potere politica nazionale a cui non si è mai contrapposta una vera politica autonomistica della casta, ben pagata ed insipiente, siciliana.

L’  Hydrofoils è una aliscafo che vola sul mare a oltre 100 km orari. Può navigare con il mare forte e spesso è usato come ambulanza del mare. E’ un mezzo sicuro ed il suo scafo è molto resistente. E’ stato usato anche come mezzo militare. Gli aliscafi costruiti a Messina navigano su tutti i mari del mondo. I cantiere di Messina contava 500 operai altamente specializzati. I brevetti degli aliscafi di Messina sono innumerevoli. 100 anni di migliorie continue hanno prodotto un battello all’avanguardia dell’industria cantieristica mondiale. L’Aliscafo si è evoluto passando dalla mezza ala doppia laterale all’ala intera che passa sotto lo scafo (invenzione dei cantieri di Messina), dallo scafo saldato allo scafo inchiodato che lo rende resistente alle vibrazioni ( che invece fanno cedere le saldature). Aliscafi sempre più grandi e stabili sono usati in tutto il mondo sulle linee pubbliche per la loro affidabilità e sicurezza. Un patrimonio tecnologico totalmente sviluppato in Sicilia nei cantieri di Messina. L’aliscafo può accostare ad un piccolo molo rampante di pochi metri, in tutte le piccole isole, sui laghi, arriva e riparte velocemente come un autobus alla fermata. Anche un piccolo molo ancorato alla terra ferma può’ fare da scalo efficace. Un mezzo che potrebbe dare il via ad una METROPOLITANA del mare per collegare celermente ed in ogni condizioni le nostre isole oggi “non)servita da navi di vecchia concezione imposte dalla politica nazionale e costruite nei cantieri navali del nord Italia.

Forse, il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, farebbe meglio a rivedere la sua decisione ed orientare la sua attenzione verso gli oltre cento enti inutili siciliani a cominciare da quelli che stanno sotto il cappello della Regione Siciliana, l’Istituto Vite e Vino in primis.

(r.b.)

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